DOMENICO SEPE

Scultura di bronzo e d’arte,

le tue forme prendono vita tra le mie mani,

svelando il tuo segreto nascosto.

DOMENICO SEPE

DOMENICO SEPE

L'artista dei due Papi


Domenico Sepe: l’arte come testimonianza di fede, memoria e umanità


Domenico Sepe, nato a Napoli nel 1977, è oggi riconosciuto come uno dei più autorevoli scultori italiani contemporanei. La sua opera si distingue per la straordinaria capacità di coniugare tecnica, spiritualità e impegno civile, dando vita a sculture che parlano direttamente al cuore e alla coscienza collettiva.

Accanto alla produzione plastica, Sepe si è affermato anche come scrittore, realizzando il libro d’artista "Omaggio a Canova – Il maestro attraverso lo sguardo di Domenico Sepe", un’opera che unisce parola e immagine in un tributo poetico e visivo alla figura di Canova, confermando la sua sensibilità narrativa e la sua capacità di interpretare l’arte attraverso molteplici linguaggi,

Tra le sue creazioni più emblematiche spiccano Cristo Martoriato, esposto nel Palazzo Apostolico Vaticano; Memoria e Misericordia, monumento dedicato a Papa Francesco e donato a Papa Leone XIV; Cristo Rivelato, intensa rappresentazione della Resurrezione collocata a Napoli; D10S, omaggio a Diego Armando Maradona; Fratel Biagio, dedicato al missionario laico Biagio Conte; e il monumento Vittoria Alata di Sanremo, opera di grande forza simbolica che celebra il valore della memoria e della rinascita. Queste sculture testimoniano la visione di Sepe, che concepisce l’arte come strumento di riflessione collettiva, ponte tra spiritualità, storia e umanità.

Memoria e Misericordia, presentata il 20 dicembre durante l’ultima udienza giubilare in Piazza San Pietro, affronta con intensa profondità il tema dei migranti, interpretando il pontificato di Francesco come simbolo di accoglienza, compassione e memoria storica. Cristo Martoriato, invece, rappresenta la sofferenza redentrice, diventando un potente emblema della misericordia cristiana. Insieme, queste opere incarnano il ruolo dell’artista come interprete del nostro tempo, capace di dare forma visiva ai grandi temi dell’umanità.

Fin dall’infanzia, Sepe ha manifestato una precoce vocazione artistica, modellando forme con legno e plastilina. Dopo il diploma al Liceo Artistico di Cardito, si è laureato in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. È docente abilitato in Educazione Artistica, Disegno e Storia dell’Arte, e insegna Arte e Immagine presso l’Istituto Castaldo Nosengo di Afragola e Scultura all’Accademia Siform di Battipaglia.

Artista poliedrico — scultore, pittore, scenografo e ritrattista — è stato allievo del Maestro Giovanni de Vincenzo e ha collaborato con figure di spicco come Augusto Perez, oltre che con alcune delle più prestigiose fonderie italiane, tra cui Ruocco, Chiurazzi, De Pietro e Guastini. Predilige la tecnica della fusione a cera persa, lavorando principalmente il bronzo, ma anche argento, alluminio, marmo, legno, resine e materiali sperimentali.

Nel corso della sua carriera ha realizzato oltre cento monumenti e opere pubbliche, affrontando tematiche sacre, civili e commemorative. Le sue sculture sono presenti in Italia e all’estero — in Spagna, Brasile, Argentina — e arricchiscono basiliche, piazze, musei e collezioni private.

Tra le sue opere più celebri si annoverano: San Giorgio Martire, benedetto da Papa Francesco in Piazza San Pietro; D10S, omaggio a Diego Armando Maradona; Fontana dell’Amore (Matera); Cristo Rivelato (Napoli); Fratel Biagio (Palermo); Paolo Rossi (Vicenza); Rita Levi Montalcini (Afragola); Albert R. “Cubby” Broccoli (Carolei); Vittoria Alata (Sanremo); e Memoria e Misericordia, presentata e donata a Papa Leone XIV in occasione dell’ultima udienza giubilare.

Ha esposto in sedi prestigiose come Castel dell’Ovo, Maschio Angioino, Museo Filangieri, Grand Hotel Parker’s, Parco Archeologico di Pompei e Paestum, Arco delle Campane e Sagrato della Basilica di San Pietro in Vaticano. È presidente del Salotto Culturale Tematico e fornitore ufficiale della Real Casa Borbone delle Due Sicilie.

 

DOMENICO SEPE

INCONTRO TRA DOMENICO SEPE

E PAPA LEONE XIV

Udienza coN Papa Leone XIV
Udienza coN Papa Leone XIV
Udienza coN Papa Leone XIV
Udienza coN Papa Leone XIV
Udienza coN Papa Leone XIV

Ultima Udienza Giubilare: Domenico Sepe dona a Papa Leone XIV un’opera monumentale simbolo di pace e misericordia



Città del Vaticano – In occasione dell’ultima udienza giubilare, un momento di profonda spiritualità e comunione, il maestro Domenico Sepe ha partecipato all’incontro con Papa Leone XIV, offrendo al Pontefice un dono di straordinario valore artistico e simbolico: l’opera monumentale Franciscvs – Miserando atque eligendo: la misericordia scolpita nel legno del naufragio.


L’opera, alta circa due metri e realizzata in bronzo con la tecnica della cera persa, rappresenta un ponte tra pontificati e un messaggio universale di pace, compassione e memoria. Il cuore della scultura è il pastorale, scolpito nel legno grezzo proveniente dai relitti del naufragio di Steccato di Cutro (febbraio 2023), simbolo di dolore e speranza, di denuncia e resurrezione. Il mantello papale, che si trasfigura nel saio di San Francesco, e i piedi del Pontefice poggiati su lastre in bronzo che evocano la pietra di Pietro e le Tavole della Legge, completano una narrazione visiva potente e profetica.


Durante l’udienza, Sepe ha inoltre donato a Papa Leone XIV due ulteriori opere: il bassorilievo in bronzo Il Leone di San Pietro, omaggio alla forza e alla custodia della fede, e due versioni del Presepe, in alluminio e bronzo, consegnate personalmente dai figli dell’artista, Angelo e Michele. La presenza dell’intera famiglia – Domenico Sepe, la moglie Antonella e i figli – ha reso il momento ancora più toccante, testimoniando un gesto di fede condivisa e di profonda devozione.


Il dono centrale, Franciscvs – Miserando atque eligendo, è stato pensato come omaggio al nuovo Pontefice, ma anche come segno tangibile di una Chiesa che cammina accanto agli ultimi, che accoglie, che ascolta. Un’opera che parla al cuore del mondo, scolpita nel bronzo e nel legno del dolore, per ricordare che la misericordia è la via della pace.


Con questo gesto, Domenico Sepe rinnova il suo impegno di artista e testimone del nostro tempo, offrendo alla Chiesa e all’umanità un messaggio scolpito nella materia e nello spirito.


Sul sagrato di San Pietro

Esposizione dell'opera 

Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco
Sul sagrato di San Pietro  Papa Francisco

Da Leone XIV gli artisti e i loro simboli di fratellanza


Al termine dell’udienza giubilare lo scultore Domenico Sepe ha donato al Pontefice una scultura in bronzo raffigurante Papa Francesco


Una statua in ricordo dei migranti


Una scultura in bronzo raffigurante Papa Francesco è stata donata al Pontefice dallo scultore Domenico Sepe, il quale ha voluto racchiudere nell’opera l’impegno di Bergoglio per i migranti. "Nella statua sono inseriti alcuni frammenti del barcone naufragato a Cutro nel 2023, mentre una croce e un’ancora simboleggiano il sacrificio e la speranza. Inoltre, il Papa è raffigurato con un mantello che richiama il saio di san Francesco e poggia su due pietre che ricordano l’importanza del ministero petrino".

Il Leone di San Pietro
Il Leone di San Pietro
Il Leone di San Pietro

L'opera per Papa Leone XIV


Al termine dell’udienza giubilare lo scultore Domenico Sepe ha donato al Pontefice un bassorilievo in bronzo raffigurante il leone.


L’opera di Domenico Sepe dedicata a Papa Leone XIV è un raffinato bassorilievo in bronzo che raffigura un leone, simbolo universale di forza e maestà. L’animale, scolpito con tratti solenni ma pacati, incarna la duplice essenza del pontefice: la potenza morale e la serenità spirituale. Attraverso la materia viva del bronzo, Sepe trasmette un messaggio di equilibrio e autorevolezza, rendendo omaggio a un papato che ha saputo coniugare fermezza e compassione. L’opera si presenta come un tributo silenzioso ma eloquente, in cui la figura del leone diventa emblema di una guida salda e illuminata.

INCONTRO TRA DOMENICO SEPE

E PAPA FRANCESCO IN VATICANO

Incontro tra Domenico Sepe e Papa Francesco in Vaticano – Benedizione della Scultura di San Giorgio Martire

Città del Vaticano, 15 aprile 2015 – In un’atmosfera di profonda spiritualità e commozione, si è svolto sotto l’Arco delle Campane in Vaticano un incontro significativo tra il Maestro Domenico Sepe e Sua Santità Papa Francesco. L’occasione è stata la benedizione della monumentale scultura dedicata a San Giorgio Martire, opera dello scultore napoletano, inizialmente esposta in Piazza San Pietro e destinata alla collocazione definitiva nel comune di Airola, in provincia di Benevento.

La scultura, realizzata con straordinaria maestria e intensità espressiva, ha suscitato l’ammirazione del Pontefice, che si è soffermato a contemplarla, esprimendo parole di sincero apprezzamento per l’opera e per il talento dell’artista.
 “Questa è arte che parla al cuore,” ha dichiarato Papa Francesco. “Grazie per aver portato qui la bellezza della fede.

Durante l’incontro, Domenico Sepe ha voluto omaggiare il Santo Padre con un busto in bronzo raffigurante il Cristo Martoriato, consegnato personalmente nelle sue mani. L’opera, intensa e toccante, ha profondamente commosso Papa Francesco, che l’ha accolta con emozione e gratitudine.
È un dono che custodirò con gratitudine. L’hai scolpito con l’anima,” ha detto il Pontefice, stringendo l’opera tra le mani.

In segno di riconoscenza, Papa Francesco ha donato all’artista una corona del Rosario, simbolo di preghiera e devozione, accompagnando il gesto con parole semplici e potenti:
 “Prega per me.










L'OSSERAVTORE ROMANO



L’incontro, che ha rappresentato un momento di intensa condivisione tra arte e fede, è stato riportato in un articolo pubblicato da L’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.

CRISTO MARTORIATO PER PAPA FRANCESCO
CRISTO MARTORIATO PER PAPA FRANCESCO
CRISTO MARTORIATO PER PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
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DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
DOMENICO SEPE E PAPA FRANCESCO
OSSERVATORE ROMANO DOMENICO SEPE

IL CRISTO MARTORIATO PER IL VATICANO

DONO PER PAPA FRANCESCO


Cristo Martoriato – Omaggio a Papa Francesco
Un’opera di bronzo che parla al cuore della fede

Nel silenzio sacro di un’udienza privata presso la Basilica di San Pietro, in occasione della benedizione di San Giorgio Martire, è stata consegnata a Papa Francesco un’opera intensa e profondamente simbolica: Cristo Martoriato, busto in bronzo poggiato su pietra lavica, realizzato dall’artista Domenico Sepe

Questa scultura non è solo materia, ma preghiera scolpita. Il volto del Cristo, segnato dal dolore e dalla sofferenza, racconta il martirio con una forza espressiva che tocca l’anima. Ogni solco, ogni piega del viso, ogni sguardo rivolto al cielo è testimonianza di una Passione che si rinnova nel tempo, e che oggi si fa messaggio universale di compassione, resilienza e speranza.

La scelta della pietra lavica come base non è casuale: è simbolo di una terra che ha conosciuto il fuoco e la trasformazione, proprio come il messaggio cristiano che attraversa le prove per farsi luce. Il bronzo, materiale eterno, conferisce alla figura una dignità solenne, quasi liturgica.

L’omaggio a Papa Francesco è duplice: da un lato, riconoscimento per il suo instancabile operato a favore degli ultimi, dei dimenticati, dei feriti del mondo; dall’altro, preghiera silenziosa, affinché la sua missione possa continuare con forza e serenità. L’opera vuole essere un abbraccio artistico e spirituale, un gesto di gratitudine e di intercessione.

“Cristo Martoriato è il volto del dolore che si fa speranza. È il mio modo di pregare per Papa Francesco, affinché continui a guidare il mondo con la sua luce.”

SAN GIORGIO MARTIRE 

ESPOSIZIONE PRESSO L'ARCO DELLE CAMPANE, SAN PIATRO 

IN VATICANO


San Giorgio Martire – L’arte che incontra la fede
Un monumento equestre in bronzo tra le colonne di San Pietro

Nel 2015, in occasione di un’udienza privata e della solenne benedizione di Papa Francesco, è stata esposta in Vaticano, presso la Basilica di San Pietro, l’imponente opera San Giorgio Martire dell’artista Domenico Sepe. Un monumento equestre in bronzo che, pur collocato temporaneamente, ha saputo dialogare con la maestosità architettonica del luogo sacro, creando un ponte tra arte contemporanea e spiritualità millenaria.

La figura di San Giorgio, scolpita con forza e grazia, si erge fiera sul suo destriero, simbolo eterno di coraggio, fede e lotta contro il male. L’opera, monumentale nella sua presenza e raffinata nei dettagli, ha rappresentato un momento di profonda condivisione tra l’artista, la Chiesa e i fedeli, diventando emblema di devozione e bellezza.

La collocazione temporanea in Vaticano ha avuto un significato speciale: non solo come omaggio alla figura del santo, ma anche come gesto di rispetto e riconoscenza verso Papa Francesco, il cui pontificato ha ispirato l’opera stessa. Il bronzo, materiale nobile e resistente, ha reso eterno il messaggio di San Giorgio, mentre la sua presenza tra le colonne di San Pietro ha amplificato il valore simbolico dell’incontro tra arte e fede.

Successivamente, l’opera ha trovato dimora permanente ad Airola, in provincia di Benevento, dove è stata collocata come monumento pubblico. Qui, San Giorgio Martire continua a raccontare la sua storia, diventando parte integrante del paesaggio urbano e spirituale della comunità, un punto di riferimento per cittadini, pellegrini e amanti dell’arte.

“San Giorgio è il simbolo della lotta per il bene, della forza che nasce dalla fede. Vederlo a San Pietro è stato un sogno, vederlo ad Airola è una promessa mantenuta.”

SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
SAN GIORGIO MARTIRE IN ESPOSIZIONE A SAN PIETRO VATICANO
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
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PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA
PRESENTAZIONE OMAGGIO A CANOVA BASSANO DEL GRAPPA

LA LECTIO MAGISTRALIS

DI DOMENICO SEPE

Sepe ha aperto il suo intervento raccontando la genesi del progetto editoriale e il suo rapporto con l’opera di Canova, definendolo «un Maestro che continua a parlarci con una voce limpida, moderna, necessaria».

Ha poi guidato il pubblico in una riflessione profonda sulla bellezza ideale, cuore della poetica canoviana, decodificandone i principi con un linguaggio colto ma accessibile. «La bellezza – ha ricordato citando Erri De Luca – è un diritto di sguardo, un modo per riconoscere il mondo e riconoscersi nel mondo».

Da qui, Sepe ha introdotto il tema della genesi dell’arte scultorea, spiegando come ogni opera nasca dal bozzetto in argilla, «la scintilla generatrice di ogni forma, il primo respiro della materia». L’argilla, ha sottolineato, «è la materia più umile e più divina, perché permette all’artista di essere, come dice De Luca, vice del divino, colui che dà forma a ciò che ancora non esiste».

Il pubblico ha seguito in silenzio quando Sepe ha evocato le parole di Roberto Longhi, che definiva lo scultore «nato morto», prigioniero della durezza del marmo. «Eppure – ha aggiunto Sepe – Argan ci ricorda che Canova rompe questa condizione, restituendo alla scultura una modernità assoluta, una vibrazione che ancora oggi ci raggiunge».

Non sono mancati i riferimenti a Vittorio Sgarbi, che Sepe ha definito «uno dei più significativi interpreti del racconto canoviano, capace di restituire al Maestro quella dimensione di divino che gli appartiene».



OMAGGIO A CANOVA ATTRAVERSO LO SGUARDO DI DOMENICO SEPE

Omaggio a Canova – Il Maestro attraverso lo sguardo di Domenico Sepe


Grande partecipazione al Museo Civico di Bassano del Grappa per la presentazione del volume Omaggio a Canova – Il Maestro attraverso lo sguardo di Domenico Sepe, edito da Federico Motta Editore. L’incontro, preceduto da una visita alla collezione canoviana, si è trasformato in un momento di alto valore culturale.

Al tavolo dei relatori Silvia Di Pietro, Responsabile Editoriale di Federico Motta Editore e curatrice del volume, ha introdotto il progetto editoriale e il percorso che ha portato alla sua realizzazione.

Protagonista della serata è stato Domenico Sepe, autore del volume e scultore contemporaneo, che ha offerto al pubblico una vera lectio magistralis. Sepe ha decodificato la bellezza ideale di Canova, spiegando la genesi dell’arte scultorea a partire dal bozzetto in argilla, «scintilla generatrice di ogni forma». Ha citato Erri De Luca, Longhi, Argan e Sgarbi, intrecciando riflessioni sulla modernità del Maestro e sul ruolo dell’artista come “vice del divino”.

La sua conclusione ha emozionato la sala:

«L’artista oltrepassa il limite umano quando crea. Trasforma la materia vuota in materia viva, e quella materia dialoga nell’eterno».

A valorizzare ulteriormente l’iniziativa è intervenuto Riccardo Toffanin, Conservatore del Museo Civico di Bassano del Grappa, che ha elogiato il progetto editoriale e la visione di Sepe:

«Un’opera di grande pregio. Domenico Sepe si conferma uno dei protagonisti dell’arte contemporanea, capace di restituire un Canova vivo e attuale».

Un momento particolarmente significativo della serata è stato l’annuncio dell’ingresso nella collezione del Museo Civico del bassorilievo in bronzo realizzato da Sepe, riprodotto sulla copertina del libro d’artista. L’opera, insieme al volume stesso, va ad arricchire la straordinaria raccolta del Museo, creando un ponte simbolico e concreto tra la scultura contemporanea e l’eredità canoviana.

La serata è stata ulteriormente arricchita dalla collaborazione con Poste Italiane: Sabina Dall’Acqua, Direttrice Provinciale, ha presentato un folder speciale con cartolina, francobollo celebrativo e annullo filatelico dedicato ad Antonio Canova.

Un evento che ha unito editoria, arte e memoria, confermando la vocazione di Federico Motta Editore a creare progetti culturali capaci di parlare al presente.




PUBBLICAZIONI E CATALOGHI

CATALOGHI PERSONALI E PUBBLICAZIONI SU RIVISTE E CATALOGHI D'ARTE


CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
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CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO
CATALOGO LA MATERIA E L'ETERNO

L'ARTE DI DOMENICO SEPE, UN RINASCIMENTO CONTEMPORANEO


Una vera e propria esperienza concettuale, materica, di ricerca

Per conoscere l’Arte bisogna guardarla, sentirla, innamorarsene, eppure tutto ciò che aleggia e fluisce nel “prodotto finale” appartiene e non è separabile dall’opera in sé. È il caso delle sculture diDomenico Sepenarrate dalla penna diDaniela Marranel catalogo d’Arte (Domenico Sepe:La Materia e L’Eternoed.Cervino2021). Un racconto d’Arte poliedrico, che pur presentando importanti sezioni tradizionali di critica artistica, si arricchisce di storie che svelano le sfumature del lavoro d’artista diDomenico Sepe.

Il lettore viene preso e guidato tra bronzi, marmi, cere e argille; tra la fonderia e la bottega d’Arte; tra le storie di realizzazione e aneddoti di ispirazione. Un ricchissimo apparato iconografico rende il volume un piacere per gli occhi. Il dettagliato percorso fotografico accompagna alla scoperta della scultura in bronzo e all’eternità che le appartiene, a partire dai modelli in argilla, materia plasmabile preferita dall’artista così come dallo scultore napoletanoVincenzo Gemito, a cui è dedicata la scultura di copertina.

Domenico Sepespiega tale scelta con queste parole:“Ho voluto rendere omaggio ad un grande maestro di inizio Novecento. Realizzare un’opera che raccontasse il volto dello scultore in un momento di dialogo, pensare a un dialogo aperto con il maestro Vincenzo Gemito, è emozionante e straordinario. Con molto rispetto guardo alla plasticità e alla forma che Gemito ha creato attraverso il suo linguaggio. Mi sento molto vicino a lui e il mio omaggio vuole rappresentare un segno di continuità con quella tradizione scultorea partenopea della scuola napoletana, che non solo è una radice artistica, ma anche una inesauribile fonte d’ispirazione contemporanea”.

ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE


Una ricerca empirica in materia di sociologia dell’arte divenuta spinta per indagare il mondo artistico del Maestro d’ArteDomenico Sepe, scultore, pittore e docente che alla tridimensionalità ha affidato parola e spirito attraverso il suo lavoro.

Così il mondo della curatriceLorena Cangianosi è tuffato nel tratto evocativo di Domenico Sepe, realizzando un catalogo artistico intitolato ‘L’etere tra forma e rivelazione’, presentato l’8 maggio presso il Complesso Monumentale di S.Anna dei Lombardi, aNapoli. Nella magnifica sala affrescata da Giorgio Vasari la quintessenza del mondo superiore diventa luce che si traduce in energia artistica presentata al grande pubblico napoletano, appassionato di arte e bellezza.

“Per me la creazione era elemento naturale da bambino. La mia formazione accademica è la luce che mi ha sempre guidato ed è diventata identità – dichiara Sepe – Sono quel che sono grazie ad un docente che ha letto in me il talento per il modellato e mi ha dato fiducia nel tirarlo fuori. Per questo continuo ad insegnare a ragazzi di ogni età, per seguire questa luce che non mi ha più abbandonato e ritroverete sia nelle mie opere che nel catalogo che le raccoglie”, continua il Maestro Domenico Sepe, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Nola e l’istituto secondario Castaldo-Nosengo di Afragola.

Il catalogo è infatti un racconto delle opere realizzate dall’artista nel tempo, presentato in modo meta-cognitivo tra il canonico e l’impercettibile, al fine si svelare a chi osserva, giovani compresi, il mistero dell’arte fatto di luce intesa come un’energia maggiore a cui non si riesce a dare nome, pur risultando profetica.

CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO ETERE TRA FORMA E RIVELAZIONE
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND
CATALOGO AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND

AL SERVIZIO SEGRETO DI BOND


Interamente incentrato sulle opere del Maestro Sepe ispirate alla spia britannica creata da Ian Fleming

Il suo nome è Sepe. Domenico Sepe.

Un artista al servizio diJames Bond: il recente destino del Maestro Sepe sembra essere legato al mito dell’agente segreto più celebre di tutti i tempi. Scultore, artista figurativo e straordinario creatore di mondi visivi, l’artista partenopeo ha regalato la sua firma e il suo talento ad alcune delle più affascinanti opere legate al mito della spia britannica creata da Ian Fleming.

Alla presentazione del 26 febbraio prenderanno parte ancheSissi AvalloneeFrancesca Paola Torre Avallone, ambasciatrici della proprietà delGrand Hotel Parker’s, leggendario albergo di Napoli che dal 2023 ospita alcune delle opere ‘bondiane’site specificrealizzate di Sepe nell’ambito delle mostre tematiche “Parker’s meets Bond” e “Parker’s meets London”.

Partner del libro/catalogo è “Protocollo Bond”, la più autorevole e seguita piattaforma italiana di informazione sul mondo dell’agente segreto inglese nato dalla penna di Fleming.

Nell’estate del 2023 il piccolo borgo calabrese di Carolei – alle porte di Cosenza – ha reso omaggio al suo figlio più celebre, il produttore Albert R. Broccoli, ‘papà’ cinematografico di James Bond. In quella occasione, a Broccoli venne dedicatoun busto in bronzo realizzato dal Maestro Sepe negli spazi del giardino dell’ottocentesca Villa Quintieri. Nel giugno del 2023, Sepe presentò al pubblico e alla stampa il suo busto in bronzo dedicato al grande produttore di origini italiane.

Da allora, l’interesse verso la figura di Ian Fleming e verso l’icona-007 non ha smesso di “accendere” l’ispirazione artistica di Sepe: dal 2023 in poi, infatti, l’artista ha firmato maschere in bronzo dedicate a Fleming, dipinti, ritratti, disegni preparatori e opere di grande formato che hanno destato l’interesse del pubblico e del giornalismo internazionale.

Domenico Sepe è un artista…con licenza di emozionare.

testi a cura diMichelangelo Iossa, Cervino Editore


EL PIBE DE ORO


Siate affamati, Siate folli. È stata la frase beneaugurante che Steve Jobs disse ai laureandi della Reed College il 12 giugno del 2005. Sembra scritta per il grande compianto campione indiscusso del calcio mondiale: Diego Armando Maradona, genio e sregolatezza, come tutti i geni, pochissimi esclusi. Argentino di nascita, latino, come il popolo partenopeo; mi piace pensare che, forse, fosse predestinato a compiere i suoi prodigi calcistici nella città che gli ha dato più lustro, più luce: Napoli, la città del sole; infatti, Na, dal reco, che significa sole e da polis, città, appunto la città del sole...



EL PIBE DE ORO CATALOGO
EL PIBE DE ORO CATALOGO
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IN GIRO PER ATELIER
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IN GIRO PER ATELIER

IN GIRO PER ATELIER

PROSPETTIVE DELLA SCULTURA CONTEMPORANEA IN CAMPANIA


Domenico Sepe tra i protagonisti della scultura contemporanea in Campania

La presenza di Domenico Sepe nel volume In giro per atelier. Prospettive della scultura contemporanea in Campania, a cura di Isabella Valente e Angelo Chianese (Guida Editore), rappresenta un riconoscimento significativo nel panorama artistico campano. Il catalogo, affiancato dalla mostra La Scultura contemporanea incontra l’Università di Federico, raccoglie le testimonianze e le visioni di quattordici scultori napoletani contemporanei, offrendo uno sguardo autentico e profondo sulla vitalità creativa del territorio.

Sepe, con il suo linguaggio scultoreo potente e spirituale, apre il proprio atelier alla comunità, condividendo non solo le sue opere, ma anche le riflessioni, le passioni e le tensioni che animano il suo percorso. La sua partecipazione al progetto sottolinea il ruolo centrale che l’artista riveste nel dialogo tra tradizione e contemporaneità, tra materia e pensiero.

Un contributo che arricchisce il racconto collettivo dell’arte campana e ne conferma la forza identitaria e culturale.


GIACOMO MANCINI LA SCULTURA DI DOMENICO SEPE
GIACOMO MANCINI LA SCULTURA DI DOMENICO SEPE
GIACOMO MANCINI LA SCULTURA DI DOMENICO SEPE

GIACOMO MANCINI LA SCULTURA DI DOMENICO SEPE

A cura diDaniela Marra

Prefazione di Sergio Dragone, Premessa di Pietro Mancini.

RUBETTINO EDITORE


Il catalogo Giacomo Mancini. La scultura di Domenico Sepe, edito da Rubbettino e curato da Daniela Marra, è un volume che documenta e approfondisce la realizzazione della statua in bronzo dedicata al leader socialista, collocata nel centro storico di Cosenza. Con prefazione di Sergio Dragone e contributi di Pietro Mancini, il catalogo unisce arte e memoria politica, raccontando il processo creativo di Sepe e il significato simbolico dell’opera. Attraverso fotografie, testi critici e testimonianze, il volume celebra una figura centrale del Novecento italiano e il valore civile della scultura come strumento di narrazione storica


RIVISTE E MAGAZINE

CREDERE
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INFORMARE
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DODICIMAGAZINE
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ESPRESSO NAPOLETANO
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TIFOSI
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CAPRI
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RIVISTE E MAGAZINE


Domenico Sepe, scultore tra i più rappresentativi del panorama contemporaneo, ha trovato spazio e riconoscimento in diverse riviste e magazine che ne hanno raccontato l’arte e il pensiero. Capri, rivista dedicata all’eccellenza creativa italiana, ha celebrato la sua maestria e originalità. Espressonapoletano ha valorizzato le sue radici partenopee, sottolineando il legame profondo tra territorio e linguaggio artistico. Credere, rivista di ispirazione cristiana, ha evidenziato il valore spirituale delle sue opere sacre. Informare ha analizzato il suo impatto sociale e culturale, mentre Tifosi ha raccontato il dialogo tra arte, passione popolare e identità locale. In dodicimagazine dense di immagini e riflessioni, Sepe emerge come artista capace di parlare al cuore e alla coscienza del nostro tempo.

CATALOGHI E RIVISTE D'ARTE, VIAGGIO NEL PASSATO

VOGUT 5
VOGUT 5
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ARTE MODERNA MONDADORI
ARTE MODERNA MONDADORI
ARTE MODERNA MONDADORI
ARTE MODERNA MONDADORI
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FRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE
FRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE
AVANGUARDIE ARTISTICHE GRANDI MAESTRI
AVANGUARDIE ARTISTICHE GRANDI MAESTRI
GRANDI MAESTRI
GRANDI MAESTRI
PREMIO RUGGIERO II IL NORMANNO
PREMIO RUGGIERO II IL NORMANNO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
PREMIO CITTA' DI AVELLINO
CASTEL DELL'ARTE
CASTEL DELL'ARTE
ROTONDA 2000
ROTONDA 2000
ROTONDA 2003
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CATALOGO 2010
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VIAGGIO NEL PASSATO

CATALOGHI E RIVISTE D'ARTE D'AUTORE


Domenico Sepe: l’arte che lascia il segno nelle pubblicazioni nazionali e internazionali.

L’opera di Domenico Sepe, scultore contemporaneo tra i più apprezzati nel panorama artistico italiano, ha trovato ampio spazio in numerose pubblicazioni di rilievo, che ne hanno riconosciuto il valore, la visione e la forza espressiva.

Tra le più prestigiose, spicca il Catalogo Internazionale “Arte Moderna” della Mondadori, una delle principali pubblicazioni che censisce gli artisti di riferimento del nostro tempo. L’inserimento di Sepe in questo volume rappresenta non solo un riconoscimento ufficiale, ma anche una consacrazione nel circuito dell’arte moderna e contemporanea.

Altro punto di riferimento è la rivista Vogut 5, specializzata in arte e cultura visiva, che ha dedicato all’artista più di un articolo in diversi numeri, approfondendo il suo linguaggio scultoreo, la sua poetica e il suo impegno nel dialogo tra tradizione e innovazione. Le analisi critiche pubblicate su Vogut 5 hanno contribuito a diffondere il pensiero e la tecnica di Sepe anche a livello internazionale.

Numerose altre testate hanno raccontato il suo lavoro, tra cui:
- Boè, rivista d’arte e cultura contemporanea
- E molte altre pubblicazioni di settore, che hanno dedicato spazio a mostre, installazioni e opere monumentali firmate da Sepe.

Queste pubblicazioni non solo documentano il cammino di un artista in continua evoluzione, ma testimoniano anche il crescente interesse della critica e del pubblico verso un’arte che sa essere spirituale, civile e profondamente umana.

“Essere raccontato attraverso le parole della critica è come vedere le mie opere riflettersi in uno specchio collettivo. È lì che l’arte diventa patrimonio condiviso.”


ISABELLA VALENTE
ISABELLA VALENTE DOMENICO SEPE

ISABELLA VALENTE

Introduzione a Domenico Sepe del catalogo ETERE


Plasmare è come ritrovarsi in un’altra dimensione puramente tua, in un mondo creato da te”. Questa è la frase di Domenico Sepe estrapolata da una sua intervista rilasciata durante le fasi di un recente progetto di Digital Humanities svolto con studenti universitari, il cui esito principale è stato un volume dedicato alla scultura contemporanea del nostro territorio (In giro per atelier. Prospettive della scultura contemporanea in Campania, a cura di I. Valente, A. Chianese, Guida editori 2024).

Tuttavia, avevo già conosciuto la produzione di Domenico. Mi capitò, infatti, alcuni anni or sono, di incrociare il suo celebre Cristo rivelato, di cui mi era giunto il titolo prima di vedere l’opera. Pensai che fosse un’impresa piuttosto ardua, e soprattutto altamente rischiosa, misurarsi con il grande Giuseppe Sanmartino e il suo Cristo velato della Cappella Sansevero, un’icona ormai pari alla Gioconda leonardesca.

Invece, fu una vera rivelazione. La figura grande al vero in bronzo era posta al centro della Sala delle Carceri di Castel dell’Ovo, in un’atmosfera assai suggestiva. Era attorniata da altre opere di Sepe, disposte lungo le pareti, che completavano l’allestimento della sua personale dal titolo La materia e l’eterno. L’arte rivelata (a cura di D. Marra, Napoli 2021). Quel Cristo era lì, testimonianza tangibile di quel mondo tutto suo, quella dimensione unica in cui egli dice di ritrovarsi nell’atto della creazione.

 Domenico non a torto ha usato la parola plasmare. Plasmare la materia, l’argilla. Tutto nasce da lì, dalla terra. L’opera viene fuori dalle mani. È dunque un rapporto a due tra l’artista e la materia. Ed è proprio la materia per eccellenza, la creta, la scintilla che ha innescato il processo che lo ha fatto divenire scultore. Domenico è infatti uno scultore vero, un artista che lavora con materiali che si piegano nelle sue mani o che può dirigere, come il bronzo. La creta e il bronzo sono i suoi materiali, che incarnano anche i due poli della sua idea di base, il fil rouge della sua intera opera, l’istante e l’eternità. Poi la scoperta dell’antico. L’arte greca gli salta addosso, come spiega sempre nell’intervista prima ricordata. Adolescente, visita il Partenone e l’Acropoli di Atene. È catturato dall’imponenza dell’architettura e dalla bellezza ideale della scultura. La sua visione, completamente saturata dal bello classico, lo porta a realizzare di ritorno dal viaggio un busto di Zeus in argilla, salvato fortunatamente dai genitori che lo fanno fondere in bronzo. Anche quella fu una conquista. Quel senso di effimero che l’argilla gli dava svaniva completamente alla vista del bronzo, eterno per eccellenza. La bellezza di Elena e del bronzo recitava un articolo del 1896 di Gabriele D’Annunzio a proposito dell’arte di uno scultore suo conterraneo, Costantino Barbella, che amava la creta e il bronzo allo stesso modo. Il bronzo richiama l’ideale antico, che nella strada di Domenico s’impone come un vero e proprio paradigma. Ma per arrivare al bronzo si deve plasmare la creta. E allora Domenico può prolungare l’atto della creazione. Raddoppia dunque il suo essere scultore, quando realizza la creta e quando esegue o dirige la fusione.

 Un artista così legato al bronzo non può che amare i massimi riferimenti culturali dell’arte classica, che trova nell’antico e nel Rinascimento, ma anche nel barocco e nel Settecento. È facile individuare nelle sue opere ricordi del classicismo fidiaco, o riverberi di Bernini e Michelangelo, echi dei più tardi Corradini, dello stesso Sanmartino e di Canova. È sempre l’onda lunga del classicismo su cui si muove il lessico di Sepe.

Domenico è un temerario, non c’è dubbio. La sua opera a prima vista provoca quasi un’ebbrezza retrospettiva! Bernini c’è e si vede. Il fremito del dinamismo, lo sfondamento degli spazi, gli angoli spezzati, i voluttuosi panneggi, sono un banco di prova duro per uno scultore, che Sepe sostiene benissimo. Le velature alla Corradini e alla Sanmartino, ma anche alla Canova, che ritornano spesso, sono una sfida. L’inquietudine michelangiolesca e l’ansia di perfezione celliniana, pure. A tali riferimenti del passato va aggiunto almeno un altro nome, quello di un artista cronologicamente più vicino: Vincenzo Gemito, scultore e disegnatore di grandissimo genio cui finalmente gli studi più recenti stanno conferendo la sua giusta collocazione nel panorama della storia dell’arte. Qui emergono le radici napoletane di Domenico: il costante riferimento a Gemito, che si legge tra le righe del suo lessico formale, riporta a quell’insieme di realismo concreto e grecità illusiva che Gemito aveva raggiunto rivoluzionando il mondo dell’arte plastica tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

 Tuttavia, non è solo memoria del classico o del barocco. Meno che mai, si tratta di una rilettura del passato. Attraverso il dialogo personale con l’antico Domenico ritrova il suo io interiore. Ha creato una sua dimensione atemporale, che è sostanzialmente il suo universo metafisico. Ma è sempre una dimensione interiore, “è come toccare se stessi”, ci dice. Quando plasma, quando la sua mente e il suo spirito – e quindi le sue mani – creano le forme, avverte il distacco dal mondo reale e riesce a vivere in quell’universo parallelo che si è creato ma che è sempre parte del suo spirito.

Questa dimensione parallela, questo spazio di vita artistica tutto suo, interiore ed esteriore, gli è stato concesso da quella scoperta fatta da bambino della Grecia classica. A pensarci bene per quanti artisti, pittori e scultori, la stessa scoperta è stata fonte di visione e motore di ricerca? Non a caso Sepe nel nostro colloquio ha mostrato un grande interesse per Augusto Perez.

 Quest’ultimo dato ci riporta alla sua formazione ufficiale. Dopo il primo approccio autonomo all’arte plastica, Sepe si forma all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Quel suo giovanile torso di Zeus in bronzo viene scelto per una esposizione collettiva, dove allievi e maestri proponevano insieme i loro lavori. Ma è il Monumento equestre a San Giorgio Martire del 2004, fuso in bronzo presso la fonderia Ruocco e collocato in piazza Castello ad Afragola, che gli dà la prima grande gratificazione artistica. Frutto di una commissione (tuttavia non era la prima, ma, incredibile a dirsi, Domenico aveva già alle spalle un lavoro per una committenza pubblica), il cavallo rampante cavalcato dal Santo martire fu per Sepe la prima conferma del suo raggiunto traguardo. Aveva solo ventisette anni e al suo attivo un monumento permanente collocato in una pubblica piazza: che cosa un giovane scultore avrebbe potuto desiderare di più? Sepe entrava di diritto nel panorama della scultura italiana degli anni Duemila. L’idea del cavallo rampante pieno di fremito, cavalcato dall’uomo deciso e colmo di pathos, è una composizione che trasuda lo stretto legame dell’artista con il mondo della scultura classica e barocca. Il progetto avrebbe avuto una sua prosecuzione dieci anni dopo, nel secondo monumento equestre, realizzato nel 2014 per la città di Airola in provincia di Benevento. Santo patrono anche di questa seconda località campana, San Giorgio è ripensato da Sepe in una concezione più ardita. Il santo, in abiti da guerra, è avvinghiato al cavallo imbizzarrito che in uno scatto verticale offre la possibilità all’artista di dar prova delle proprie abilità plastiche, delle conoscenze anatomiche e della capacità di sfidare il virtuosismo tecnico. L’opera, altamente simbolica, pare uscire dall’officina di un cesellatore del Cinquecento, confermando una appartenenza intellettuale del suo artefice a quel mondo culturale, piuttosto che documentare la ripresa di una tradizione linguistica per meri fini estetici. Un’opera impegnativa sotto tutti i punti di vista, sostenuta da esponenti della comunità italiana degli stati di New York e del Massachusetts, cui è stato tributato onore anche dal nostro Pontefice.

 Il vuoto interno al bronzo è il più antico mistero della scultura. Intorno ad esso si sviluppa quella seconda superficie del metallo nascosta, scabra, piena di asperità, che si contrappone alla superficie polita, levigata, curata dell’esterno. Il vuoto e la superficie interna sono per Domenico un enigma, lo spirito invisibile dell’opera.

Altro elemento fondamentale nel processo creativo di Sepe è lo spazio. Il dialogo della forma con lo spazio è uno dei nessi principali della scultura di tutte le epoche. L’opera di Sepe, non c’è dubbio, invade lo spazio, lo perfora, lo sfonda, venendo verso di noi, chiedendoci (si veda il busto di Vincenzo Gemito, Napoli, Università degli Studi Federico II, Dipartimento di Studi Umanistici, Aula Magna) e finanche implorandoci (il Cristo del Velo della Veronica, collezione personale dell’artista) un dialogo personale. Noi che guardiamo non possiamo che accogliere il richiamo ed essere trascinati nel dialogo, condividerne il pathos, il dramma, gl’interrogativi o i messaggi di speranza. Lo spazio invaso è spesso franto. Angoli e spigoli, linee spezzate, panneggi agitati dal vento e dal movimento lo invadono. Ne è un esempio la Sibilla cumana (Casalnuovo di Napoli, Museo Biblioteca Giacomo Leopardi), un busto in bronzo fortemente sensuale, ma ugualmente spirituale e simbolico.

 Ho chiesto a Domenico cosa sia per lui la scultura. Una domanda tanto banale quanto impegnativa. Prima di riferire la risposta dell’artista, vorrei parlare dell’uomo.

Mi occupo di arte da sempre, vivendo una costante tensione che per mia fortuna mi ha condotta al suo studio e non a praticarla. Ho incontrato e conosciuto innumerevoli artisti, del passato e del presente. Quelli del passato ovviamente attraverso l’opera, la critica, le testimonianze documentali e gli scritti, in casi fortunati; molti del presente di persona, a partire dagli anni della mia gioventù, sempre spinta dal desiderio di valicare la conoscenza esclusivamente indiretta della loro personalità. Domenico Sepe mi ha colpita per il suo animo. A fronte di tanta maestria e capacità (anche se solo pensiamo alle difficoltà tecniche nell’affrontare masse e volumi nelle grandi dimensioni), la personalità di Domenico sprigiona un’infinita sensibilità e un grande senso di umiltà, nel significato più nobile del termine, che lo fanno rendere disponibile al colloquio e mai in maniera superficiale. Domenico entra subito in sintonia con le persone, cercando di comprenderne l’animo. Davanti all’imponenza e al rigore della sua produzione non trovi l’artista egocentrico o autocompiaciuto. Trovi l’uomo che, con grande rispetto per quello che fa, ha voglia di comunicare il suo messaggio.

In un articolo sul web ho letto questo pensiero di Sepe che spiega anche la sua personalità: “L’arte è tutto, è contaminazione, è bellezza, è quell’energia che ti consente di poter dire qualcosa e lasciare un messaggio, è comunicazione, è uno strumento molto potente grazie al quale siamo stati in grado di conoscere l’evoluzione dell’uomo e il Divino”. Sicuramente al centro dell’arte di Domenico c’è un forte nesso spirituale. È uno spiritualismo però non soltanto di natura divina. È uno spiritualismo da interpretare, a mio avviso, come affermazione dell’autonomia dello spirito, dando maggior rilievo al carattere filosofico ed etico piuttosto che a quello religioso, sebbene poi l’approccio religioso trovi un suo sostegno in quello meramente spirituale. Si spiegano così opere potenti come il Velo della Veronica, trasformazione fortemente spiritualista del tradizionale velo dal quale fuoriesce drammaticamente la testa del Cristo materializzandosi e fondendosi con il velo stesso, o il celebre Cristo rivelato, una commistione di filosofia e spiritualità autobiografiche, che vivono nella forma di sapore classico. Lo spiritualismo di Domenico fa sì che la materia si animi, che sia argilla o bronzo, vivendo, dopo l’intervento della sua mano, una vita autonoma, che rimarrà, quale opera, dopo di lui. La trasformazione della materia in opera, che da quel momento seguirà un percorso autonomo, senza più essere necessariamente legata o collegata al suo artefice, è un processo, come ammette lo stesso Sepe, quasi alchemico che lo ispira e gli dà quell’energia a proseguire.

I temi trattati sono emblematici della natura filosofica del pensiero di Sepe. Sacri o profani, spesso fusi insieme in una unica mitologia, Mosè, Sibilla, Zeus, Cristo a volte combaciano, così come le raffigurazioni incarnate di sentimenti, pensieri e visioni, Divino tormento, Velata Napoli, Divino. Sono figure che appartengono tutte a un solo universo, percorse da tensioni psicologiche simili, caratterizzate dalla fissità eterna dello sguardo, formulate in una sovrapposizione di linguaggi classici e anticlassici, che partecipano di un’incessante pulsione verso l’eterno. Ne è un esempio Divino (Napoli, collezione privata), una raffinatissima testa femminile velata in argilla del 2023, una sorta di vestale che riesce a trasmettere passione, sofferenza, dolcezza, speranza, sostanziando bene la definizione di Sepe data da qualcuno quale “poeta della materia”. L’osservazione diretta del Cristo sanmartiniano si ritrova nelle fitte pieghe del velo che ne ricopre parzialmente il capo, mentre l’uso della terracruda rafforza i sottili passaggi di luce rendendo più forte il messaggio d’amore divino che l’autore ha voluto affidarle.

“Ho sempre ammirato Giuseppe Sanmartino” ci dice Domenico, il celebre autore del Cristo velato realizzato nel 1753. “Quel velo è la morte che ci copre, oggi più che mai” prosegue. Da quel velo/morte che copre l’umanità come una coltre pesante, il Cristo rivelato di Sepe rinasce. Rifugge la morte e cerca la luce. Sepe impiega due anni nel concepire quest’opera, che è sicuramente il suo attuale capolavoro. Il pensiero filosofico che la sottende è potente. Nel buio del sepolcro, Cristo, ritrovandosi solo, non vuole che la morte fisica lo sopraffaccia, cerca quindi la luce, e decide coscientemente di rinascere. Non si tratta dunque di rinascita spirituale dovuta a un’entità divina esterna, ma a una precisa volontà individuale, perseguita mediante un’azione concreta, lo spostamento del velo. Il messaggio di Sepe è dunque molto concreto, solido ed efficace: l’umanità deve compiere l’azione di spostare il velo della morte, non deve attenderla dall’esterno. È un messaggio di speranza, ma di una speranza che deve basarsi sul complesso di azioni del presente. La certezza del futuro dell’intera umanità nella sua continuità deve provenire dall’uomo stesso. Il Cristo rivelato arriva in un momento preciso del percorso biografico di Sepe, un momento in cui egli stesso ha avuto necessità di riscatto e di rinascenza.

 Sepe nasce nel 1977; quindi la sua sarà una formazione di tipo tradizionale. Legge e vede i classici. Ma al contempo conosce le avanguardie storiche e i movimenti più moderni. Si accosta alla scultura nel modo migliore e più tradizionale possibile: iniziando a plasmare (termine ormai lontano dalla concezione dell’arte e ritenuto persino deleterio per molti artisti contemporanei) l’argilla, che scopre da solo, quando era bambino, unendo alla terra l’acqua, i due elementi naturali per definizione. Seccando il grumo ottenuto e lavorato al sole, il terzo elemento offerto dalla natura, ottiene l’opera prima.

Parte tutto da qui, dalla potenza della natura che ha in sé qualcosa di tremendamente eterno. Non era affatto inesatta quindi l’intuizione del titolo La materia e l’eterno della mostra del 2021. Due categorie di pensiero, filosofiche per eccellenza, che convivono nell’arte di Sepe.

Ancora oggi Sepe lavora per prima la creta. È un amore antico, irrinunciabile. Tuttavia, l’amore per la scultura greca e le ricerche svolte sui movimenti d’avanguardia del Novecento lo conducono alla scoperta del bronzo, che diviene il suo materiale d’eccellenza. Entrano in gioco altri elementi della natura: il fuoco, capace di creare, di forgiare, di piegare, e il vuoto. Il vuoto è poi un’idea spaziale gravida di potenzialità. È il vuoto che si crea quando si “perde” la cera nel momento in cui la forma viene chiusa nel suo bozzolo di gesso o di altro materiale refrattario e messa nel forno; ed è il vuoto che, una volta eseguita la fusione, è insito nell’opera stessa. Sono incredibilmente due ossimori: il primo vuoto, quello lasciato dalla cera persa, è un vuoto effimero, perché costituirà il pieno dell’opera; il secondo è un vuoto eterno, che vivrà contestualmente al suo pieno esteriore, nascosto dentro di esso. Questo dualismo risulta per Domenico indispensabile al processo artistico, ed è uno dei tanti motivi per cui egli non poteva che essere scultore.

 E dunque cos’è la scultura per Domenico Sepe? Io direi “un reiterato incontro con la bellezza; con la bellezza che trova la sua sorgente nella natura reale, ma che nelle sue mani diviene quasi una bellezza trascendente, soprannaturale”; lui, invece, risponde così:

 “La scultura per me rappresenta uno spazio fisico sottratto alla natura, che in chiave divina sostituisce quella bellezza unica della fisicità umana. La figura umana prevale su tutto; per me è fondamentale raccontare l’espressione di un viso, di un corpo.

Guardo ai maestri classici del passato, ma anche a quelli contemporanei. Io mi sento contemporaneo, ma con una visione ideale della scultura che in qualche maniera si ricongiunge al classicismo del passato. Del classicismo io ammiro soprattutto i contrappunti chiaroscurali, che poi coincidono con la profondità. Luce e ombra sono i due elementi del chiaroscuro che costituiscono la profondità della scultura. Nel momento in cui l’artista riesce, attraverso le profondità e i chiaroscuri, a sostituire quello spazio sottratto alla natura con una bellezza pari se non superiore ad essa, la scultura diviene quasi un atto divino. Per me la scultura significa questo.

Ma significa anche motivo e obiettivo di vita: l’atto scultoreo consiste nel trasformare un’idea in creazione. L’idea, grazie al processo scultoreo, si trasforma in qualcosa di fisico, di tangibile, di tridimensionale. Per me quest’atto di creazione è anche una simulazione divina. Erri De Luca definisce l’artista un “vice del divino” quando riesce a trasformare un blocco di materia inerte in qualcosa che vive per suo conto, che comunica da sé, che parla con chi lo guarda a prescindere dall’esistenza dell’artista stesso. Lo scultore è colui che riesce a fare tutto questo, a compiere la trasformazione della materia in elemento vivo: un elemento capace di comunicare da solo. Si tratta quindi di una vera e propria simulazione della creazione divina”.

 Domenico Sepe, oggi quarantaseienne, è anche uno scenografo, un docente appassionato che incoraggia i suoi allievi a trovare la strada della bellezza. Ha fatto parte di commissioni artistiche, ha al suo attivo numerose esposizioni, ha ottenuto premi e riconoscimenti e, oltre ai monumenti pubblici, ha l’onore e la soddisfazione di vedere allestite in chiese, basiliche, musei e raccolte pubbliche principalmente del territorio campano molte sue pregevoli opere.


DANIELA MARRA

Il Poeta della materia



Immedesimarsi nell’antico appropriandosene, consacra l’artista Domenico Sepe poeta contemporaneo della materia. Scolpire l’anima prima del corpo è la sfida d’arte con cui si confronta e da cui vittorioso ne emerge: domina l’ineluttabile, la fine terrena, la caducità, attraverso un divino soffio vitale che libera dalla materia. Il rinascimento contemporaneo dell’antico di Domenico Sepe sboccia in una sovrapposizione di linguaggi classici e anticlassici insieme che partecipano di un’incessante pulsione verso l’eterno; i soggetti tra il sacro e il profano vivono di una tensione espressiva che rapisce estaticamente lo sguardo e la materia si fa’ culla dell’invisibile in un gioco sensuale di luci e ombre.

Tra terrecotte, bronzi, resine e metalli prendono vita le sculture più mature dell’artista, che confluiscono nella mostra personale “Divino”(2019) presso la città eterna di Matera, dove il divino viene narrato soprattutto attraverso il percorso della figura di Cristo rappresentato in diverse sculture, connotate da un intenso realismo emozionale, tra espressioni forti di passione, sofferenza ma anche speranza in una dimensione umana e sacra. Ai soggetti propriamente religiosi si affiancano i gruppi scultorei che traggono ispirazione dalla mitologia, dalle passioni e dall’iconografia sacra. Mosè, Zeus, la Sibilla, pur raccontando storie diverse, vivono della stessa tensione psicologica nei lineamenti, di un tale pathos espressivo che rende le sculture non solo vive ma vitali. La coppia angelica Divino Tormento e Divino Segreto guida ed illumina il viaggio psicanalitico dentro e fuori di sé che muove dall’espressione, rivelando storie di passione e trasfigurazione attraverso l’abbandono: dal tormento all’estasi, dal segreto all’enigma divino si disvela la storia eterna dell’anima. Stupiscono le velature di Lilith e Velata Napoli, retaggio tecnico di Sammartino e Corradini e tanto apprezzate da Canova, che pur nascondendo le forme le rendono più visibili e drammatiche. Le opere di grandi dimensioni, esemplificate dal monumento di San Giorgio martire e la Vittoria Alata, prediligono la fisicità legata al gesto espressivo che si fa interprete delle emozioni e dei sentimenti. Non è un caso che Domenico Sepe utilizzi nella creazione delle sue opere una tecnica antichissima, la fusione a cera persa, che rende il bronzo vuoto, un’apertura originaria al divino, sede prescelta dell’anima, il vuoto pieno dell’assoluto. L’artista evoca il divino entrando in comunione con esso nel suo luogo prediletto: la sacralità. E senza rinnegarne il lato oscuro, quello più in ombra, velato, sensuale, passionale e tormentato abbraccia tutta l’anima del mondo, in un movimento continuo dal mito alla coscienza, dalla religione alla vocazione personale.



DANIELA MARRA

ANGELO CALABRESE

Quando la fisicità è monumentale


Il modellato plastico rispecchia la sentita fisicità, proposta nel respiro di un monumento, che nello spazio adeguato alla concreta comunicazione chiarifica la sostanza dell’esperienza, impersonata proprio in quel protagonista o in quella dimensione connotativa.

Domenico Sepe media con naturalità l’essenziale e la ricercatezza, sicchè l’impianto generale si precisa in una particolare essenzialità in cui l’indicazione di senso e il narrato, come s’usa dire quando la forma è pervasa da realistica energia, si caratterizzano nel contenuto. “Il blocco” plastico-energetico si evidenza pertanto densamente animato dalla drammaticità di cui è pervaso, come nel suggestivo monumento dedicato ad Agusto: l’autenticità dell’immagine assume rigore fondativo per la comunicazione rigorosamente avvertita.

Talvolta emergono cenni di rottura con il richiamo figurativo, ma l’impronta della forte lezione classica e la scelta della fisicità, arzigogoli mentali, prevalgono a vantaggio della più agevole comprensione. Sepe è un giovane artista che sa rendere le masse poderose alla giusta dose degli equilibri e soprattutto si relaziona alle epifanie vitali sempre nel senso della misura mai perduta di vista, senza compiacimenti, badando soprattutto che la complessità della ricerca sia animata da un discorso unitario. C’è una sua scultura,quasi “ritratto”di un mastino napoletano che vigoreggia d’espressività nelle tensioni volumetriche e intanto non presenta spazi inerti.

Questa non sottovalutabile prerogativa la ritroviamo nelle interpretazioni del sacro, come in qeuella “madonna del Carmelo” essenziale e vigorosa nella avvertita composità.

Domenico Sepe è uno scultore che raffina i ritmi calibrati; sa sottolineare e sottrarre con l’arguzia che gli deriva dall’amore del vero, reso palpabile tra pieni e vuoti con accenni alle irruzioni dell’emozione che diventa la chiave interpretativa dopo l’impatto diretto con l’opera d’arte. E’ doveroso ribadire e sottolineare la vocazione monumentale connotatura a questo artista sensibile, tenace, dominato dai suoi pensieri e dai colloqui allo specchio: tutte le sue operesi chiarificano in vigore di sentire e immediatezza di comunicazione.


ANGELO CALABRESE DOMENICO SEPE
SIMONETTA DE MARINIS

MARIA SIMONETTA DE MARINIS

La potenza e l’ardore: il ritratto di Vincenzo Gemito di Domenico Sepe


Domenico Sepe sceglie di rappresentare la fisionomia di Gemito in età molto matura, mostrando di vedere in lui la figura del maestro, tanto più autorevole perchè connotata dagli attributi della barba e dei capelli fluenti che incorniciano il volto scavato dall’inesorabilità del tempo. E’ un’immagine che proietta il tormento individuale visibile nelle rughe profonde del viso in una dimensione quasi sacrale, che rinvia ad un autoritratto di Gemito del 1917 non a caso intitolato anche come Profeta[1].E’ così che Domenico Sepe interpreta il ruolo dello scultore, trasponendo il suo genio artistico in un universo che non soggiace più alle leggi della fisica. Sepe proietta la personalità di Gemito in una visione atemporale, che trascorre le epoche storiche, accomunando tutti i grandi talenti del passato e del presente per l’unica fonte d’ispirazione a cui essi guardano. Una fonte che non proviene dai territori della realtà concreta, ma è propaggine di un’energia cosmica primigenia, espressione del divino, che azzera le competizioni umane accogliendo nel suo grembo solo quelle anime che si aprono con desiderio inappagabile ad essa. E quel desiderio spesso lo trasformano in una furia creativa, che stenta ad essere contenuta nelle limitate realizzazioni umane, eppure trapela nelle opere d’arte nelle quali essa si manifesta. Le inquietudini che provengono dalla consapevolezza di alcuni animi sensibili, come fu quello di Gemito, degli impedimenti della tecnica umana ad esprimere l’incontenibile forza energetica proveniente da altri mondi sollecitano queste anime  ad una continua ricerca di un modello di perfezione ideale che sembra irraggiungibile e che le conduce ad un costante tentativo di perfezionamento formale. E così nasce l’ossessione di Vincenzo Gemito per il lavoro di cesello, proprio negli ultimi anni della sua vita, che conduce ad un lavorio continuo ed inarrestabile, al quale si unisce, sempre in quegli anni, la predilezione per materiali pregiati come l’oro e l’argento, in una trasformazione alchemica dai metalli pesanti alla ricerca della pietra filosofale. Nelle pupille sgranate di Gemito Sepe vede tutto questo, il lavorio della mente che non riesce a seguire i voli dell’anima e tormenta il corpo devastandolo con i segni di un disagio affrontato però con l’ardore del guerriero, che ha appena poggiato gli strumenti da lavoro per un attimo di sosta da quel continuo ed incessante tentativo di realizzare il desiderio mai appagato di avvicinarsi alla sua fonte d’ispirazione e di riuscire ad imprimerla nelle sue sculture. Con la mano destra scheletrica per i prolungati digiuni, forse dovuti proprio alla volontà di spiritualizzare il suo corpo, lo scultore tiene la spatola in legno con la quale ha appena finito di modellare la terracotta, lo stesso strumento che Sepe utilizza per i suoi lavori. Intento forse a guardare l’opera che sta creando, Gemito non appare soddisfatto del risultato ottenuto. Domenico Sepe interpreta in maniera estremamente realistica lo stato d’animo del suo maestro, spesso scontento delle proprie sculture proprio perchè in esse egli riusciva a rappresentare solo in maniera parziale  tutta la furia del suo animo, ispirata appunto  dall’incontenibile flusso energetico dell’arte, un flusso inspiegabile alle menti umane ma proveniente dall’unica fonte dalla quale tutti veniamo e che parla di armonia con il creato. Sepe vede in Gemito il creatore, che vive nello spazio  intermedio tra la realtà e le visionarie immagini di una dimensione spirituale irraggiungibile. Lo vede come un animo eletto, che tenta per tutta la vita di accostarsi a  quella dimensione, a rischio della propria sanità mentale. E così la follia di Gemito è solo il mancato riconoscimento, da parte della società civile, di questo suo ruolo, di questa investitura quasi divina, che per motivi imperscrutabili si manifesta solo alcune volte nella storia umana e spesso in talenti artistici che non vengono compresi dai loro simili e che piuttosto sono etichettati come ‘folli’, perchè la loro pecca è quella di non voler sottomettersi alle regole sociali, spinti da una forza incontenibile che li rende coraggiosi. Essi non temono di contrastare la società in cui vivono con i loro comportamenti considerati anomali anche perchè quella forza che li ispira non può essere ignorata nè contenuta. I ‘pazzi’ come Gemito o come Van Gogh diventano emarginati sociali, spesso poveri e talvolta temuti da coloro che li circondano e che non comprendono quegli animi così furiosi, nei quali si agita la forza dell’arte esplodendo in opere che non soddisfano i loro autori perchè rappresentano solo delle offuscate immagini di archetipi troppo impalpabili e lontani per essere catturati dalla mente umana. Tutta questa forza è presente nello scompigliato Gemito di Sepe che con la mano sinistra fende lo spazio inglobando il ‘non visibile’nella realtà che lo circonda. Una mano che ci parla di altri mondi, di idee fugaci immaginate e catturate a stento dall’animo dello scultore che le manifesta nelle sue opere, attraverso le quali suggerisce la presenza dell’universo inesplorato dello spirito, al di là di tutti i meravigliosi riferimenti alla realtà che esse pure rivelano. In quegli occhi che guardano ciò che gli altri non vedono, Sepe ha voluto esprimere l’unicità di quel talento, al di là dei riferimenti specifici e molto dettagliati alla  fisionomia del maestro, certamente ispirati agli autoritratti in bronzo del 1921[2]. E come non intravedere in quel volto anche le sembianze di  ‘Masto Ciccio’ che si nasconde nella Testa di filosofo del 1883 e che ci parla del solido impianto teorico dell’arte di Sepe, costruzione moderna che affonda le radici nel mondo antico, rivitalizzandolo e rinnovandolo alla luce del nuovo, ma mai dimenticandolo.

La potenza e l’ardore, ecco i caratteri che Domenico Sepe ha voluto manifestare nelle sembianze del suo maestro, al quale lo accomuna la stessa furia creativa, quell’identica sollecitazione energetica che proviene da un altrove misterioso responsabile dell’origine dell’umanità. Al di là della comunanza d’intenti nella realizzazione estetica Sepe si sente vicino a Gemito proprio perchè avverte la stessa incontenibile forza che lo spinge a creare e ad intrattenere un rapporto diretto con la materia, tuffandosi senza limiti nel mondo della terracotta e nel fuoco della fusione in bronzo, in una fucina che, come per il suo maestro, assorbe il momento temporale in una dimensione che accomuna l’autore alla creazione divina.

ADRIANA DRAGONI



Di Adriana Dragoni

Può darsi sia stato Condircet l’iniziatore del progressismo. Infatti l’intellettuale francese definì il tempo come una semiretta che rappresentava il futuro. E il passato? Si sognava cancellarlo. Così fece, si uccisero quelli che sembravano impersonarlo e fu la Révolution del 1789. Ma il passato ritorna. In arte cancellato il cui recente, ci si rifece a un passato più antico. E fu di moda il Neoclassicismo (a capo). Adesso si ritrova a un ieri ancora più remoto. Cercando di imitare artisti molto più grandi, si ricorre al primitivismo o addirittura alla distruzione della stessa presente realtà in una sorta di “distruzionismo“, da cui non sorgerà futuro.

Il giovane artista Domenico Sepe, da vero anticonformista, non segue questa moda. Ma recupera le forme tradizionali e con esse i sentimenti, i pensieri, l’humanitas che rappresentano, dimostrando un intelligente comprensione della storia e una profonda esperienza delle tecniche artistiche, di cui si serve per esprimere una sua positiva energia insieme a un suo non ordinario talento. Sepe si cimenta nella pittura a olio, nell’affresco e nella scultura, dove sono notevoli la sicura saldezza delle forme e il vibratile movimento delle superfici.

La sua opera preferita? Un suo San Giorgio a cavallo. Il suo modello ideale di scultore? Augusto Perez.

Pur giovanissimo, Sepe è già un maestro nel suo atelier insieme ai suoi allievi, realizza opere dense di significati, non seguendo effimere mode, conserveranno un loro non effimero valore.


ADRIANA DRAGONI

La potenza e l’ardore: il ritratto di Vincenzo Gemito di Domenico Sepe


LORENA CANGIANO

Domenico Sepe, nato a Napoli il 7 dicembre 1977, sin da bambino mostra un’indole
sensibile creando sagome primarie con legno e plastiline attraverso occhi carichi di meraviglia, nel suo primo abbraccio artistico con il mondo. Si diploma al liceo artistico nel 1995 e completa la sua formazione in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 2001. Da allora i sogni si tingono di colore: scultore, pittore e scenografo; ispira – con un’anima aperta all’educazione – i suoi studenti con passione nel ruolo di docente di Storia dell’arte e disegno.
Domenico Sepe è fornitore ufficiale della Real Casa Borbone, oltre che presidente e ideatore di un salotto culturale, a conferma dello spirito vibrante che lo contraddistingue.
Le sue ricerche variano di espressioni e materiali: dal figurativo all’informale,
senza mai distogliere lo sguardo prediletto dall’arte greca. Dal ferro al polistirolo, dal marmo alla resina, è con l’argilla però, che Sepe placa l’inquietudine della mente dove, in un processo successivo, la pace ristagna nel bronzo nobile e audace. Nel suo atelier d’artista, Domenico Sepe, danza con le mani sulla materia con cui crea un dialogo mentre sorgono nuove forme di grazia, dai tocchi gentili.
Le sculture di Domenico Sepe respirano, si muovono, catturano l’ombra, la luce e il riflesso, intrecciando il mistero dell’arte con un’ode alla bellezza tridimensionale.
Profondo conoscitore delle tecniche di lavorazione, Sepe concretizza la poesia che viene scolpita nella narrazione, divenendo immortale.

LORENA CANGIANO

IL MAESTRO DELLA BELLEZZA TRIDIMENSIONALE



GIUSEPPINA IACOVELLI

GIUSEPPINA IACOVELLI

Il Segreto dell'Anima



Nello scenario scultoreo partenopeo Domenico Sepe riesce a contraddistinguersi ed ad affermarsi grazie alla sua capacità di immortalare il tempo, le sensazioni e l’emotività umana attraverso le sue sculture. Ciò è possibile grazie alla sua dote di saper plasmare e lavorare la materia seguendo il flusso delle sue emozioni ma lasciandosi, allo stesso tempo, guidare da essa stessa verso la realizzazione finale dell’opera. La formazione ellenistica di Domenico Sepe gli ha permesso di apprendere dai grandi maestri l’amore verso quest’arte e di comprendere come scavare affondo nell’animo umano e come concretizzare tali sentimenti. Ma le sue conoscenze e studi non si fermano ai periodi classici, ma arrivano e spaziano fino alle avanguardie contemporanee. Nella lunga e complessa ricerca della propria strada e della tipologia di materia che meglio gli si addiceva, lo scultore partenopeo tramite l’utilizzo del bronzo è riuscito ad individuare l’elemento che meglio gli permetteva di esprimere la sua arte. La tecnica della fusione a cera persa del bronzo, consente a Sepe, di osservare come la materia si trasformi nelle diverse fasi, fino al raggiungimento dell’opera finale. Fondamentale per il concetto e per il messaggio che vuole esprimere è il vuoto che si crea nel momento in cui viene colato il bronzo fuso e si perde il bozzetto in cerca. Realizzare una scultura vuota all’interno vuol dire anche riempirla delle anime e delle sensazioni che ogni spettatore vive al cospetto di essa. È così che un’opera diventa immortale, poiché essa vivrà per sempre attraverso le emozioni e la gestualità che esprime. Da non sottovalutare l’inseparabile legame ed emotività che si va a creare tra l’artista e la sua creazione nel momento in cui viene realizzato il bozzetto in argilla cruda, poiché è in quel momento che si crea il legame indissolubile tra uomo e materia, tra le emozioni e la loro messa in opera. Questo perché lo scultore viene coinvolto in un processo quasi divino, in cui plasma con le mani la materia infondendola di emozioni e donandogli un’anima e un destino ben preciso.
Non a caso Domenico Sepe spesso decide di custodire e mettere in mostra i modelli in argilla cruda proprio per mostrare allo spettatore il momento in cui un’opera nasce e diventerà poi capolavoro. Spesso questi bozzetti risultano essere fragili e a volte presentano lesioni.
Nonostante questi elementi, che ad occhi meno attenti e superficiali possono risultare delle imperfezioni, essi fanno parte del processo stesso di realizzazione del manufatto e anche del suo tempo vita aggiungendo così ulteriore sentimento e trasporto alla creazione. Questo dimostra quanto la materia non sia eterna mentre, i sentimenti che da essa scaturiscono lo siano e, di come essi non siano mai statici ma in perenne evoluzione. La possibilità di realizzare una scultura in bronzo tramite la fusione a cera persa, come già è stato detto, permette di osservare le varie trasformazioni che la materia subisce e, a volte permette anche di comprendere che, quello che viene considerata come una fase intermedia, possa essere in realtà la vera natura dell’opera, questo è il caso di Pudore Svelato. La scultura nasce da un forte sentimento dell’artista partenopeo di denunciare quanto all’interno della società la figura femminile, il suo corpo e la sua anima vengano maltrattate. Come se tutti gli abusi che giornalmente vengono compiuti non avessero un peso o una ripercussione. Questo lo possiamo notare dal viso inclinato seminascosto dai capelli, da gli occhi socchiusi e l’espressione che oscilla tra il sofferente e l’arreso. Il busto è coperto e scoperto allo stesso tempo, mostrando i segni di un corpo che non ha ricevuto il rispetto che meritava. Ma fulcro fondamentale dell’opera è la scelta del materiale utilizzato, ovvero la cera. Domenico Sepe spesso racconta di come al termine della realizzazione del bozzetto abbia capito che il destino di essa era quello di rimanere in cera. Questo perché tale materiale ha permesso di dare alla scultura la dolcezza e la delicatezza tipiche dell’anima femminile, realizzarla quindi in bronzo avrebbe reso il tutto troppo rigido e “duro”, contrapponendosi completamente alla natura e all’anima dell’opera. Inoltre da non sottovalutare le cure e le attenzioni necessarie alla conservazione di un manufatto in cera, come la temperatura del luogo, evitare l’esposizione diretta alla luce e il maneggiarla il meno possibile. Ovviamente tali accortezze sono ben differenti dalla manutenzione di un’opera in bronzo, ed è proprio questa contrapposizione e differenza sostanziale che ha portato Sepe verso tale scelta, con l’augurio che con la stessa delicatezza e cura con cui si osserva e si salvaguarda la statua vengano trattate anche tutte le donne. Grande fonte di ispirazione per Domenico Sepe sono anche gli approfondimenti che svolge attraverso le opere del territorio partenopeo, che inevitabilmente influenzano e si manifestano all’interno delle sue sculture. È possibile notare ciò nell’opera Napoli Rivelata ispirata alla Maddalena del Compianto sul Cristo Morto di Guido Mazzoni del 1492. Lo studio che l’artista compie su quest’opera si concentra principalmente sull’espressività dei soggetti del Compianto, focalizzandosi sulla figura addolorata della Maddalena, che leggiadra, lancia un urlo tanto silenzioso quanto disperato che colpisce nel profondo e lascia un senso di inquietudine allo spettatore. Tale urlo di angoscia e disperazione Domenico riesce ad assimilarlo e farlo suo plasmandolo nella scultura bronzea Napoli Rivelata, dove decide di utilizzare tale dolore per raccontare Napoli sotto un’altra veste. In essa la città viene rappresenta come un’anziana donna segnata ormai dal tempo vissuto, colta nel momento in cui una folata di vento le colpisce il volto mentre lancia un grido di disperazione. L’impressione che l’osservatore percepisce è quella che il grido rappresentato possa quasi essere l’ultimo dell’anziana donna, tale sensazione è data dalla mano che essa stringe al petto. Il dolore e la disperazione rimangono impressi nella memoria dello spettatore grazie alla resa plastica del bronzo utilizzata per il viso, dal movimento del manto che le ricopre il capo e dei capelli che seguono la direzione in cui soffia il vento sferzante. Come si evince anche da quest’opera, il vento è un altro elemento centrale della produzione artistica di Domenico, con esso riesce a delineare sentimenti di dolore, forza e malinconia. È proprio grazie a quest’elemento che in Napoli Rivelata, lo scultore partenopeo, riesce a porre un’enfasi al sentimento viscerale di dolore. Inoltre il vento ci permette anche di notare, da parte di Sepe, l’avvicinarsi alla Procella di Raffaele Belliazzi, il quale per realizzare quest’opera si è ispirato alla Maria piangente di Niccolò dell’Arca, presente nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna. Essa è avvolta in un panneggio gonfiato dal vento ed il viso è stravolto dal dolore. È possibile notare come lo studio di Sepe riesce ad unire e a far proprio i diversi elementi di questi artisti, infatti proprio come Niccolò dell’Arca l’elemento del vento è utilizzato come fattore caratterizzante dell’opera, così come l’espressività della Maddalena mentre, la plasticità del panneggio dato dal fenomeno fisico richiama la tecnica scultorea di Belliazzi. Il forte realismo che caratterizza le opere di Domenico Sepe si rifà anche alla corrente artistica realista che vede Napoli protagonista nella seconda metà dell’Ottocento. La scultura non rappresenta più solo il bello “classico”, ma è una rappresentazione dura e cruda della realtà. È in questo momento in cui la scultura si sopraeleva e fuoriesce dal suo status di arte minore. Come Achille d’Orsi si rifà alle opere di Ercolano e ai protagonisti del tessuto sociale a lui contemporanei, così Domenico trae la sua ispirazione dalle opere del Mazzoni, da d’Orsi stesso e dai cittadini della sua terra, per la brutalità della realtà con cui realizza i volti dei suoi personaggi. L’opera Proximus tuus di d’Orsi, in cui viene rappresentato un contadino affranto, suscitò un acceso dibattito politico sociale. Essa trova un parallelismo con l’opera di Sepe, Napoli Rivelata, in quanto quest’opera denuncia un tema politico sociale, ovvero la delusione da parte del popolo per l’abbandono della propria città.
In questo modo il realismo sociale di d’Orsi viene ripreso da Domenico nel tessuto contemporaneo.
Forse il segreto di Domenico Sepe è proprio questo, quello di riuscire a dare un’anima ad un involucro bronzeo cavo all’interno attraverso il suo realismo.

ANGELO FORGIONE

ANGELO FORGIONE

Tra meditazione e Rivelazione



Ebbi il piacere di presentare un mio libro durante una mostra pubblica allestita da Domenico Sepe, della quale, tra tante opere, ammirai con sincero stupore il Cristo deposto, opera incanalata nel solco scavato dal sommo simbolo della scultura napoletana da oltre due secoli. Colsi un lirismo calibrato, ottenuto con un’idonea attenzione ai rilievi capace di conferire il trionfo dello spirito sulla materia del blocco sbalzato. Quella scultura, immagine sbozzata del destino e dell’eterna salvezza umana, esprimeva esattamente la passione del corpo deposto e coperto da un sudario, l’osmosi tra umano e divino.
Domenico Sepe ama velare, ma anche svelare.  Nel Cristo rivelato, il Messia si risveglia, muove il busto leggermente in avanti e tende la mano verso l’alto per liberare il suo volto e spogliarsi parzialmente della Sindone. Gioca, l’artista, tra meditazione e rivelazione, guardando a Giuseppe Sanmartino, ad Antonio Corradini, alle velate e ai virtuosismi tardo-barocchi, ma anche al classicismo di Fidia e al neoclassicismo di Canova, al più antico linguaggio della mitologia greca. Direi che si tratti di un artista “barocclassico”, singolare neologismo qui partorito che è ossimoro per definire un testimone di bellezza descrittiva a tutto tondo, sempre più rara ai nostri giorni. Domenico Sepe è volto a cogliere la più pura dimensione estetica della sacralità e della miticità, senza mai perdere il contatto con la realtà e la mondanità, e lo fa partendo dal patrimonio artistico esistente sul suo territorio. Napoli greco-romana, con la sua vivacità artistica, città del Cristo e della Sirena, del Sacro e del Mito, capitale del barocco e del neoclassicismo, nuova Atene e nuova Roma di fine Settecento, custode della collezione di antichità più importante d’Occidente, e poi la Magna Grecia, con il suo immenso patrimonio culturale ellenistico trasmesso prima alla Città Eterna e poi all’intera Europa, sono davvero inesauribile fonti per lui, slancio per affacciarsi sul mondo e sull’Universale, almeno quanto lo sono per la mia scrittura, e davvero mi è stato semplice coglierne e apprezzarne il percorso e l’espressione creativa. Ne ho conosciuto il lavoro e l’impegno nel suo laboratorio-bottega, ove ho apprezzato la straordinaria ricchezza di risorse plastiche e la sua orgogliosa identità artistica, il suo realismo emotivo e la sua capacità di essere straordinariamente leggero, “pop” all’occorrenza. Lì, appartato nel silenzio di quella sorta di Napoli sotterranea in cui medita e crea, mi ha spiegato la sua arte, ed io, con la mia muta e rispettosa ammirazione dell’artista e del suo luogo solenne, ne ho afferrato la preziosa sensibilità. Con questa si è fatto da sé, maturando un percorso di ricerca della forma e poi traendo da essa una sempre più affinata capacità di disincagliare espressioni e messaggi dal marmo, dal bronzo, dalle crete, dalle resine, materiali duri impregnati come spugne di uno spazialismo straordinariamente armonico e di un pregevole descrittivismo. Così l’autore crea figure di un’intensa e struggente vitalità che ne rivelavano l’anima di artista e la matura tecnica di artefice. A precedere ogni sua opera, però, vi è la riflessione. Riflessione a monte della creazione, e creazione per generare riflessione con la spontanea plasticità dei suoi corpi, manifestazione schietta della sua ispirazione e dei grandi temi universali: vita, morte, amore, sofferenza, vigore, bellezza e giovinezza che si fuggono tuttavia. Messaggi di verità e di umanità, in un fecondo dialogo tra corpo e spirito, tra sacro e profano, che lo pongono di diritto fra quegli artisti che sanno cavare dalla materia qualcosa di veramente vivo in quanto espressivo. Il mondo muta rapidamente, viaggiando a velocità spedita verso la digitalizzazione delle arti visive. Le nuove tecnologie permettono di creare quotidianamente, “desacralizzando” la fatica, che è percorso di sofferenza per il conseguimento di una volontà ed elemento per il quale percepiamo la grandezza e l’immortalità dei capolavori del passato consegnati all’umanità. Oggi che l’arte riflette e subisce il cambiamento, poter vedere i lavori di Domenico Sepe raccolti vicini gli uni agli altri è straniante e, al contempo, conciliante con la manualità, la lentezza di esecuzione, la sofferenza, anche se, o forse proprio perché, non c’è più certezza di cosa oggi sia, né che valore abbia, l’Arte stessa.

GIOVANNI CARDONE

GIOVANNI CARDONE

Un dialogo tra passato e presente



In questa mia ricerca storiografica e scientifica sulla figura di Domenico Sepe apro il mio saggio dicendo: senza memoria non vi è passato e senza passato non vi è identità. Ogni uomo ha bisogno di conoscere le proprie radici, la propria provenienza, per comprendere fino in fondo se stesso e la società in cui vive, così come ogni popolo per sopravvivere alla modernità, dovrebbe conoscere e valorizzare le proprie tradizioni gli usi e costumi di generazioni antiche che, seppur lontane, continuano a mantenere un’eco di vitale importanza per la sopravvivenza della propria cultura.

Spesso ignoriamo che, proprio nel sapere collettivo dei nostri progenitori, si nascondevano verità incontrovertibili acquisite più che dallo studio, dall’esperienza, e che in alcune di queste possono essere rintracciate oggi basi e fondamenti scientifici allora sconosciuti che ci hanno permesso di sopravvivere e di arrivare fin qui. Certamente il linguaggio scultoreo di Domenico Sepe ci fa toccare con mano i mille volti del Mezzogiorno, una terra che nel tempo è stata arricchita da molteplici culture, araba, egizia, greca, romana, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, francese, austriaca etc.. Posso collocare l’opera scultorea di Domenico Sepe tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dove nacquero le prime scintille del rinnovamento in chiave moderna della scultura del Novecento italiano vadano rintracciate nella produzione plastica di alcuni scultori già attivi nell’ultimo quarto del XIX secolo. Le novità apportate in questo campo da Medardo Rosso e da Leonardo Bistolfi furono fonte di ispirazione per più generazioni di scultori attivi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Sia Rosso che Bistolfi, infatti, sebbene con risultati diversi, indirizzarono la propria ricerca verso una nuova concezione dello spazio della scultura, dove la figura non fosse più concepita isolata dall’ambiente circostante ma ‘immersa’ in esso e in stretto dialogo con il fruitore. Il primo giunse a questi risultati attraverso un modellato scabro, sensibile agli effetti luministici, in cui la materia, preferibilmente cera o argilla, veniva lavorata con le mani e lasciata allo stato di abbozzo. Il secondo invece puntò a una accentuazione della linea curva di ascendenza liberty, per modellare figure che si inserivano nello spazio attraverso un movimento sinuoso e grande naturalezza. Entrambi gli artisti si mossero sull’onda dell’idea di rinnovamento che caratterizzò le arti europee di fine Ottocento, in aperta polemica con gli stilemi accademici.

In questo contesto la scultura trovò, rispetto alla pittura, più difficoltà nell’attuare questo processo di trasformazione essendo legata, per sua natura, a una materia dura e pesante come il marmo e il bronzo. Per tali motivi Medardo Rosso preferì modellare le sue opere con l’argilla e soprattutto con la cera, materia, quest’ultima, tenera e traslucida, particolarmente adatta a fermare quell’impressione momentanea e fuggevole tipica della sua produzione artistica.
Nelle opere di Rosso il riferimento al dato concreto e la ricerca di realismo si espletano nella fusione della figura con l’atmosfera, attraverso una sorta di abolizione dei contorni. L’autore stesso affermava che: “Nulla è materiale nello spazio. La luce è essenza stessa della nostra esistenza. Noi non siamo che scherzi di luce. La materia non esiste”, per questo motivo le immagini ci appaiono come improvvise e fuggevoli apparizioni ottenute da un modellato sensibile agli effetti luministici. Fu sempre Rosso ad affermare: “quello che importa in arte è far dimenticare la materia”. Nella scultura di Domenico Sepe ci sono forti richiami che vanno da Marino Marini ad Arturo Martini a Medardo Rosso fino a Vincenzo Gemito ed Augusto Perez . Posso dire che è fuor di dubbio opera d’autore, dato che questo termine, dal latino “Augesco” identifica chi, per autenticità creativa, accresce l’umana conoscenza. Nasce dalla ricerca, che è sempre sapere con sapore riconsacra al valore, alla sostanza d’umanità che, in special modo nel nostro tempo sue sculture sono il centro della sua opera, per metterlo in relazione con il mondo. La scultura di Domenico Sepe è formidabile, davvero improbo tenergli il passo da un punto di vista strettamente tecnico-artigianale. Si è formato trovando nell’accademia quel confronto con l’antico, col mestiere dello scolpire così come codificato dal Rinascimento mai dimenticare che la scultura è stata la sua arte primigenia che ha finito per nutrire tutte le altre fino al secolo scorso, con l’idea della centralità del genere umano e della nobiltà della sua forma che un tale magistero intellettualmente sottende, bisogna farlo a un certo punto per sfidare, come in fondo facevano i grandi maestri che non volevano emulare gli antichi, volevano superarli, facendo scaturire da questo intento la modernità nel suo valore più autentico. Modernità che in tempi più recenti ha avuto altre manifestazioni su cui dovrebbe comunque fondarsi il bagaglio dell’artista. Domenico Sepe fortemente classicista nella forma è più sensibile alla levigata scorrevolezza delle superfici, si sviluppa quello diventato più noto, lo scultore titanico che vuole vincere il tempo stabilendo una perfetta equazione fra passato e presente.

ROSANNA DE CICCO

ROSANNA DE CICCO

A Regola d'Arte



Nel viaggio luminoso verso l’anima Domenico Sepe, in virtù del senso del divino che l’umanesimo riconosce nell’uomo, soffia la sua scintilla, il soffio vitale, attraverso la fisicità corporea che si anima in un puro senso della vita. Soffio vitale, il divenire luce e scintilla, da ricercarsi all’interno, nell’anima di ognuno di noi. L’arte della scultura racconta di storie e di pensieri che esulano l’uomo dall’anima la scultura di Sepe diventa corpo e anima.

Materia fisica che si dilata raggiungendo luce e pensiero, ETERE incorporeo che si tramuta in memoria. il corpo investiga nelle sue viscere scavando fino a trovarne il punto del nascere, a trovare memorie lontane, ataviche ricerche di espressioni di anime teatranti, quelle vere impregnate di conoscenza e disciplina, basate sull’essere che vive e dà vita.

Domenico Sepe propone nella sua visione poetica “A regola d’Arte”, un incontro tra materia - scultura e l’anima di ognuno di noi. “Viaggiare dentro” vuol dire ritrovare il proprio vissuto. Raccontare per divenire materia viva, percorso luminoso e liberatorio per la propria anima. La fede, strumento di vita che lega l’anima sottile, si trasforma nelle mani dell’artista Sepe, in materia plasmabile, dotata di vita propria assumendone il ruolo di rappresentante del “Corpo e dell’Anima”. Nella forma primordiale la materia diventa passione e dolore. Nell’intensità dei sentimenti si contrappongono le memorie sopite di un tempo passato, la napoletanità, raccontata dagli squarci temporali delle sue opere.
L’Artista ha in sé il “senso” di una sorprendente manualità creativa, coniugata ad una impronta scultorea identificativa; sintesi perfetta di passione antica dei grandi arti- sti. la sua opera si propone alta e solenne come i grandi Maestri proponevano i capolavori “A regola d’Arte”. Sepe racconta la memoria storica di quella Napoli fatta di riti che, donano attraverso il piacere di guardare e guardarsi, forme e concetti; che si impregnano di significati creando ponti di contemporaneità. Sepe da volto alla storia della drammaturgia di cui Napoli ne è intrisa, che è vita, che è l’Arte dei tanti vicoli, dei tanti volti vissuti ma che trasudano del senso vero della vita. La vita OLTRE, oltre il guardare e stupirsi, oltre la perfezione, oltre il pensiero, oltre quel vivere dove i cinque elementi non sono altro che Napoli … acqua, aria, terra, fuoco, creazione sublime di un popolo e di una memoria sempre contemporanea. Domenico Sepe costruisce un ponte di raccordo tra il suo percorso fin qui e il dialogo con le nuove opere. la materia diventa gesto istintivo e liberatorio, per sottolineare la leggerezza del non finito ricercato. Gioco e creazione che attraverso la luce assume nuove forme contemporanee ma, pregne di quell’eterno dire e fare. La luce ricama e trama quel filo sottile che unisce corpo e anima, essere e vivere, STARE. Lo stare che è vita vissuta, la drammaturgia dell’essere che da anima e corpo al proprio senso della vita. L’arte del plasmare esaltandone forme e materiali, affermano nelle opere di Sepe una mirabile misura tra concettuale ed espressionismo, dove i volumi ne delimitano l’ESSENZA. L’espressione del proprio vissuto, il raccontare una visione dell’umanità spirituale, crea un connubio che va oltre il trascendentale; ed è un mezzo per avvicinarsi il più possibile ad esso. Le anime nascoste nei materiali preziosi come il bronzo ma, anche fugaci, che non lasciano a volte traccia, come la cera persa, sono lì pronte per essere svelate alla sensibilità dell’osservatore. Il dualismo di sguardi, la contrapposizione con gli occhi dell’uomo/artista, sono la dimostrazione che l’arte è parte dell’uomo, mentre è negli occhi di chi guarda il vero e unico significato che l’opera stessa assume e comunica. La Madre i figli, la preghiera fatta di sguardi; non solo di parole, il velo sottile che cattura e ne distribuisce la luce, la taglia, la spalma e ne crea i volumi. Solo allora il vero senso dell’arte si compie, sublimando l’opera a futura memoria.

ANTONELLA VENTURA

Il Neo Fidia di Neapolis



Affonda le sue radici artistiche nella vastità dell’immenso patrimonio culturale, filosofico e architettonico della Magna Grecia l’opera di Domenico Sepe, che respira l’estasi del trasporto emotivo, la plasticità e soprattutto, cosa ancora più rara ai nostri giorni, la grandeur della dimensione artistica della sua opera.
Testimone di un concetto universale di bellezza, ne esprime attraverso diverse materie prime una forma figurativa a-temporale quasi sempre a suffragio di un classicismo religioso mai recondito o nascosto, bensì magnificente per linguaggio e plasticità.
Sono questi gli elementi che consacrano Domenico Sepe un artista per i nostri tempi cosi privi di tecnica-arte, un emissario assoluto del neoclassicismo, ove la conoscenza rarefatta di metodo, principii, geometrie e materia lo collocano di fatto nell’olimpo degli scultori neoclassici europei. Opere come templi, templi come rifugi da un dissacrante concettualismo del nostro tempo ove l’uomo non celebra più la bellezza, la vita, ma la noia, la morte. A questo Domenico Sepe reagisce con una energia propulsiva liberata dalle sue opere grandi che incarnano il pensiero positivo di “sofia”. Opere che domano materie prime dal marmo al bronzo, dal bronzo alle crete, fino alle resine e in ognuno vibrano di un dinamicità e uno spazialismo armonico e strutturato rispettando i quattro elementi fondamentali.
E’ naturale quindi nel visitare la sua opera astrarsi dal tempo e compiere un viaggio di secoli e millenni che dalla Napoli sotterranea, dove vive e lavora, arriva alla Magna Grecia, Siracusa fino alla costa ionica per riemergere dalle coste dell’Egeo parlando a un novello Nessuno.
Nessuno dei nostri giorni è un ignaro visitatore che davanti all’opera di Sepe può ancora naufragar senza meta.
Al contempo però davanti al suo Cristo aperto, con le braccia aperte al mondo, il visitatore può ritrovare un equilibrio perfetto in armonia tra il cielo e il creato, un’ascesi tra arte e spirito praticata da Domenico Sepe perfettamente cristocentrica.
Domenico Sepe per la vastità della sua opera e della sua ricerca sarà presente con una sua personale a Matera con diverse sue opere dai bronzi, ai marmi, alle resine mostrando il prezioso lavoro di ricerca della forma nelle materie prime da lui esercitato.
L’artista napoletano omaggia Matera Capitale della Cultura Europea 2019 con un’opera straordinaria “il Cristo a braccia aperte” come simbolo salvifico dell’uomo occidentale che dal sud al cuore della grande madre Europa pontifica l’uomo per l’Uomo.


IMMACOLATA MARINO

In un tempo in cui tutto tende al sempre più effimero


Delle sculture di Domenico Sepe vorrei prima di ogni altra cosa evidenziare la singolare e ormai rara rifinitura. In un tempo in cui tutto tende al sempre più effimero, caducità e indecisione sembrano fattori predominanti, nel quale spesso un ferro ossidato o un cumulo di rifiuti possono fare scultura, Sepe con caparbietà presenta opere nelle quali il modellato plastico non è truccato, dove ogni massa ha un senso e una sua ragione.

Le sue opere nascono prevalentemente dallo studio delle forme della natura e, soprattutto, del corpo umano. In esse è peculiare l’ispirazione all’arte dell’antica Grecia, che rappresenta il punto di partenza per conseguire un’espressività autonoma, che non scade mai nel didascalico e nell’ovvio. Si veda, per esempio, il San Giorgio Martire; sarebbe errato leggere quest’opera come un semplice “ritorno” al classico. Infatti, se è inconfutabile il fascino esercitato su Sepe dalla grande scultura del passato, è altresì presente un interesse compiutamente contemporaneo verso le condizioni emozionali e la rappresentazione degli stati dell’animo dell’uomo del nostro tempo. L’artista modella figure, nudi perfetti, al punto da evocare vertiginose profondità classiche e sensibilità rinascimentali, ma alla concezione eroica ed olimpica dei corpi associa l’esplorazione delle condizioni esistenziali, l’indagine delle emozioni, l’attenzione alle interiorità psichiche. Nascono così sculture di superba maestria tecnica specchio di una condizione umana in equilibrio precario fra azione e inerzia, pensiero e distacco, colti nell’attimo della “concentrazione”, dell’ “ascolto”, della “disperazione”.

Sono figure bloccate nella materia nei momenti della loro solitudine o, più semplicemente, sorprese nell’intimità del riposo come in Risveglio.

Inoltre Sepe giunge ad esiti di straordinario realismo psicologico quando è chiamato a cimentarsi nella ritrattistica, si vedano il Giovanni Paolo II, il Don Giustino M. Russolillo, il Dante Alighieri, etc. In questo caso si sofferma su particolari di grande realismo nella resa del volto, del corpo, dei muscoli e , nel contempo, raggiunge una straordinaria penetrazione psicologica del personaggio.

Le sue sculture sia che trattino temi laici o sacri hanno la forza di stabilire un immediato rapporto intimo con lo spettatore, che osservandole cerca di penetrare il mistero e goderne l’armonia, quasi a rivivere le emozioni inafferrabili dell’artista che le ha plasmate.

Il messaggio è chiaro. L’artista non cerca facili consensi e non vuole assolutamente meravigliare l’osservatore. Domenico Sepe è se stesso: spontaneo; vuole toccare non solo la mente ma soprattutto l’anima di chi osserva.



DANIELA DI MASO

Verso l'eterno


L’artista Domenico Sepe ha saputo unire i diversi linguaggi artistici realizzando opere davvero sorprendenti, sia dal punto di vista tecnico, sia per le loro capacità di suscitare emozioni. Nelle sue sculture realtà e emozioni si fondono, le figure appaiono come meravigliose in quanto sembrano vere… realmente vive. Tra le sue opere più emergenti spicca il Cristo, che mostra uno dei caratteri fondamentali dello stile dello scultore: il realismo. Si osserva come l’artista Sepe ha scolpito il corpo ormai senza vita di Cristo, obbedendo ad un’intima vocazione religiosa e ai sentimenti, con tecnica e abilità straordinarie rendendolo con grande pathos. La storia artistica parte dagli anni di formazione presso la propria bottega, dove egli ha realizzato le sue prime sculture, quali statue, monumenti commemorativi-funebri e busti-ritratti, esprimendo l’essenza e l’anima dell’artista che in essi effonde e risplende. Sepe realizza le sue opere lavorando l’argilla e fissando  con la fusione nel bronzo i volti contratti dalla tensione e concentrati nell’azione. Opere come la Vittoria Alata, svelano il suo spirito innovatore, attento alla raffigurazione dell’azione e dei sentimenti, ricordando le figure delle Nikai della scultura greca ellenistica. L’artista ha fatto dello studio della figura umana e della ricerca anatomica la sua ossessione, facendo risorgere i corpi attraverso le sue opere. Tale adorazione mistica dell’uomo è più volte esaltato come affermazione di una diretta continuità fra passato e presente al fine di rinnovare la grandezza dell’età classica. Sepe, essendo una personalità vigorosa, finisce per reagire con violenza ai modelli classici con un gioco di luci e ombre, passione e una velata sensualità. Le sue opere rappresentano l’anima imprigionata nella materia che attende la sua liberazione. Nelle sculture appare evidente il tipico atteggiamento morale dell’artista, una pensosità nutrita di riflessione, una tristezza pervasa di sgomento, ossessionata dallo scorrere del tempo, dall’idea di morte combattuta da una lotta interiore verso l’eterno…Sepe un artista straordinario che crea dall’argilla al bronzo, dal modello all’eternità.


CURRICULUM

MONUMENTI E OPERE PUBBLICHE

MONUMENTI  E OPERE PUBBLICHE

 

Monumento Alberico Criscitelli Martire Altavilla Irpinia AV 2000

Monumento L’estasi di Padre Pio Colle D’Anchise CB 2000

Monumento Fontana Gennarini Taranto 2001

Monumento Cristo Risorto Napoli 2001

Monumento L’orazione di San Pio Ospedaletto D’Alpinolo AV 2002

Monumento San Pio in benedizione, Morra de Sanctis AV 2002

Monumento Commendatore Morelli, stadio comunale di Saviano NA 2003.

Monumento Nassirya, Melito NA 2004

Monumento equestre San Giorgio Martire Afragola NA 2004

Monumento L’accoglienza di San Pio Marina di Minturno LT

Monumento San Pio in Preghiera Caivano NA 2004

Monumento San Pio Castropignano CB 2007

Monumento Giovanni Paolo II Casalnuovo di Napoli 2007

Monumento La benedizione di San Pio, Orvieto 2007

Lapide monumento Mario Merola, Napoli 2007

Opera Sant’Antonio di Padova, Afragola NA 2007

Monumento ai caduti, Francolise CE 2008

Sant’Anna Napoli, 2008

Monumento San Francesco d’Assisi, Teano CE 2009

Monumento Luigi Grillo, Afragola NA 2008

Monumento San Giovanni Calibita Caloveto CZ

Monumento Dante, piazza Dante Mirto CZ

Monumento San Francesco d’Assisi, Castropignano CB 2012

Monumento Don Gabriele Laudiero Afragola 2014

Opera Rita Levi Montalcini Afragola 2015

Monumento equestre San Giorgio Martire  Airola BN 2015

Opera Madonna Immacolata 2015

Monumento Vittoria Alata, Sanremo 2018

Opera FONTNA DELL’AMORE città di Matera 2020

Opera CRISTO RIVELATO Cappella Pappacoda Napoli 2022

Opera Diego Armando Maradona Museo Maradona, quartieri spagnoli Napoli 2024

Monumento Giacomo Mancini Cosenza, 2022

Opera  Allievo Scuola Militare “Nunziatella” Napoli scuola Militare 2022

Monumento Paolo Rossi  stadio Menti di Vicenza 2023

Opera “La Mano di D10S” Monte di Procida NA 2023

Monumento alla Pasta, Gragnano Na 2023

Albert R. Cubby Broccoli” Carolei(CS), 2023

Palio del ciuccio Cuccaro Vetere SA agosto 2024

Opera "Memoria e Misericordia” Città del Vaticano 2025 

OPERE PRESSO MUSEI E CHIESE

OPERE PRESSO CHIESE E BASILICHE

 

Madre Anna Vitiello 2003 Visciano NA.

Busto reliquiario di Sant’Antonio di Padova la Basilica di Sant’Antonio2005

San Pio, Santuario di Santa Maria del piano Ausonia FR 2005

Santa Rita da Cascia, Extrema MG Brasile 2007

San Germano, Santuario di Sant’Andrea del Pizzone Francolise CE 2008

Giovanni Paolo II chiesa di Carinaro 2008

Lucernario della speranza presso la Basilica di Sant’Antonio di Padova Afragola NA 2009

Santo Stefano presso la Chiesa di Santo Stefano Vitulazio Caserta

Poli Liturgici: fonte battesimale, tabernacolo, base del cero pasquale, Chiesa Crocifisso Orta Nova FG 2021

Base del Cero Cattedrale di San Pietro Apostolo Cerignola FG 2024

Pala d’altare Battesimo di Cristo olio su tavola Motta Sant’Anastasia CT 2024


OPERE PRESSO MUSEI


La Valtellina museo di storia Valtellinese Sondrio. Realizzazione 1999

La Lavandaia museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. Realizzazione 2005

Leonardo museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. Realizzazione 2005

Alzarsi senza tempo” museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. Realizzazione 2006

Icaro caduto figurativo museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. Realizzazione 2007

Icaro caduto contemporaneo museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. 2007

L’inganno museo di scultura contemporanea di Spinetoli AP. Realizzazione 2008

Napoli Rivelata” argilla cruda, complesso monumentale Sant’Anna dei Lombardi 2024

D10S museo Maradona quartieri spagnoli Napoli 2024

MOSTRE D'ARTE

MOSTRE D’ARTE

 

1996\1997 Mostra nazionale di scultura contemporanea Atripalda (AV)

199711999 mostra internazionale premio città di Avellino di arti visive Avellino

1999 mostra nazionale scarpatetti arte Sondrio

1999 mostra collettiva Circolo Politecnico p.zza Trieste Trento Napoli

1999 mostra collettiva, Galleria Umberto Napoli. (Napoli Nostra)

2000 Mostra Alfonso Gatto, Cripta della Anglican Church all Saints, in via del Babuino, 153 Roma.

2000 mostra Salon de Exposicion, comision municipal de cultura, San Fernando Argentina.

2000 mostra nazionale via Margutta Roma Work in progress

2000 mostra collettiva “la donna del 2000”a cura di Angelo Calabrese, sala Gemito

2000 48° edizione premio nazionale di pittura e scultura “Mario Brogiotti” rotonda Livorno.

2000 mostra collettiva, sala Pino Amato, Palazzo Reale Napoli. (Napoli Nostra)

2000\2001 Artefatta mostra di pittura e scultura Cardito NA

2002 Mostra Personale presso centro storico Ospedaletto (AV)

2002 Mostra Personale presso il chiostro del santuario di S. Antonio Afragola (NA)

2002 Mostra Personale presso “Napoli Nord in Fiera”, Casoria (NA)

2003 Artefatta mostra di pittura e scultura Cardito NA

2003 Mostra Personale presso il locale “NOT PROBLEM CAFE’ “ Caivano NA

2003 Mostra Personale alle basiliche paleocristiane Cimitile. NA

2003 51° edizione premio nazionale di pittura e scultura “Mario Brogiotti” rotonda Livorno.

2003 Mostra Personale presso la chiesa madre di Ospedaletto (AV)

2004 mostra collettiva d’arte associazione atre oggi, parco Virgiliano Napoli.

2004 mostra collettiva d’arte chiostro della chiesa madre San Giorgio la Molara BN

2005 Mostra Personale presso centro storico di Sondrio “Scarpatetti arte”

2005 30 luglio Mostra Personale presso centro storico di Grosotto (SO) “le corti” Sondrio

2005\2008, mostra concorso internazionale di Scultura di Spinetoli (AP)

2006 Mostra Personale Di Scultura sala Gemito, Napoli.

2007 mostra performance “il Chiostro” Aversa CE.

2008 mostra mercato, esposizione personale presso il comune di Francolise CE

2009 mostra collettiva Pulcinella Maccus, camera di commercio di Napoli

2015 Città Del Vaticano Opera San Giorgio Martire inaugurata da Papa Francesco

2016 Mostra Personale Presso Il Museo Civico Del Torrione Forio Ischia 2016

2017 Mostra Personale PRESSO CASTEL DELL'OVO NAPOLI , maggio dei monumenti dal 1 a 15

2017 Mostra Personale PALAZZO LANCILLOTTI, Casalnuovo di Napoli

2019 Mostra Personale “DIVINO” Matera, anno 2019 Matera Capitale europea della cultura

2019/2020 Mostra collettiva “Arte a Palazzo” presso Palazzo Baronale Torre del Greco

2020 Esposizione al Castel dell’Ovo Napoli, rassegna Ritrovarsi

2021 Mostra Personale La Materia e L’Eterno PRESSO CASTEL DELL'OVO NAPOLI

2022 Mostra Personale La Materia e L’Eterno PRESSO Basilica San Giovanni Maggiore NAPOLI

2024 Mostra Personale Rivelato i misteri del Sacro, Maschio Angioino Napoli

2024 Mostra Personale Parker’s meet Bond

2025 Mostra Personale Etere, Museo Filangieri Napoli

2025 Mostra Personale Parthenope SereniGrand Hotel Parker’s.

2025 Mostra “Marco Polo, un ponte tra Italia e Cina” Roma Via degli Scipioni

2025 Esposizione presso il Parco Archeologico di Pompei

2025 Esposizione presso il Parchi archeologici Paestum e Velia, Tempio di Nettuno

SCULTURE  PREMIO

SCULTURE – PREMIO REALIZZATE

 

TRA LE PAROLEEL’INFINITO scultura in bronzo 2006

Premio Internazionale Tra le parole e l’infinito Donna Danzante 2007

Premio Internazionale Tra le parole e l’infinito 2008\2009

Premio Guardia Di Finanza Napoli Caserma Di Casalnuovo Napoli 2007

Premio d’arte CGIL SEZZE 2009

Premio Masaniello 2010 \ 2025

Premio Cardinale Sepe 2013 \ 2019

Premio ambasciatore del sorriso Maschio Angioino Napoli 2014 \ 2019

Premio amici di Ischia Museo civico del Torrione 2016

Premio Brodkj Museo civico del Torrione 2016

Premio Paestum 2020

Premio corti Sonanti 2022

Premio Scugnizzo 2022

Premio per sempre Diego 2022 \ 2024

Premio Citta di Gragnano 2023 \ 2025

Premio Luchino Visconti 2024 Ischia

Premio Franco Di Mare 2024

Premio Campania Coraggiosa 2024 \ 2025

Premio Annibale Ruccello 2025

Premio Pistrice 2025

Premio Festival Internazionale del Cinema Pompei 2025

LIBRI

LIBRI

 

2026 OMAGGIO A CANOVA Attraverso lo sguardo di Domenico Sepe, Federico Motta Editore

RICONOCSIMENTI 

PREMI

RICONOSCIMENTI PREMI

 

1999 Riconoscimento Dal Comune Di Avellino Dell’assessorato Alla Cultura.

1999 Premio Città Di Avellino Con Segnalazione Di Merito.

2000 Riconoscimento Memorial M.B.Madonna Dall’u.C.A.I Torre Del Greco (NA).

2000 Riconoscimento Della Giuria Premio “Alfonso Gatto” Cripta Anglican Church All Saints Roma.

2001 Medaglia D’oro Premio Internazionale Ruggiero II Il Normanno Città Di Afragola (NA).

2002 Medaglia D’oro Comune Di Ospedaletto Monumento L’orazione Di Padre Pio Ospedaletto (AV)

2003 Premio: 3°Classificato Alla Mostra Estemporanea “La Rotonda” Di Livorno.

2005 Premio: 1° Classificato Al Concorso Internazionale Di Scultura Di Spinetoli (Ap)

2006 Premio: 3° Classificato Al Concorso Internazionale Di Scultura Di Spinetoli (Ap)

2009 Premio: 1° Classificato Mostra Collettiva Pulcinella Maccus.

2012 PREMIO INTERNAZIONALE ALLA CARRIERA “Giuseppe Cascella”

2012 PREMIO SAN GIACOMO Tutore Del Patrimonio E Delle Tradizioni Vesuviane

2012 RICONOSCIMENTO Per L’opera Realizzata Di SAN GIOVANNI CALIBITA Caloveto CZ

2012 RICONOSCIMENTO Per L’opera Realizzata Di SAN FRANCESCO D’ASSISI Castropignano

2013 Città Di Viterbo Premio “F.Petrarca” Roma

2014 Ambasciatore Del Sorriso

2015 Ambasciatore Del Sorriso

2016 Premio Humatihars

2020 Premio Carlo Levi

2023 Premio Internazionale Bronzi Di Riace

2024 Premio Caravaggio, Napoli

2025 Riconoscimento Di Eccellenza Camera Dei Deputati Roma

2025 Premio Internazionale Mostra Cinematografica Cina In Italia

COLLABORAZIONI ARTISTICHE


SCENOGRAFIE


CORTOMETRAGGI


 DIREZIONI ARTISTICHE


CATALOGHI PUBBLICAZIONI RIVISTE D’ARTE


COLLABORAZIONI ARTISTICHE:

Video Partenope Con L’artista Internazionale Clementino 2022

Video Campio’ Con L’artista Internazionale Nino D’angelo 2023

 

SCENOGRAFIE PRESSO I TEATRI:

Teatro Cilea Napoli

Teatro Trianon Napoli

Teatro TOTO’ Napoli

Gran Teatro Gelsomino Di Afragola NA

Teatro Cafè Cabaret Afragola NA

 Teatro Lendi Sant’Arpino NA

Teatro De Rosa Frattamaggiore NA

Allestimento Teatrale Centro Polifunzionale Casalnuovo NA

Teatro Acacia Napoli

Teatro Augusteo

Teatro San Ferdinando

 

VIDEO – CORTOMETRAGGI

“City Desert” Produzione Personale Anno 1999

“City Creative” Produzione Personale Esposizione In Accademia Di Belle Arti Anno 2000

Perdona Loro 2015 Produzione Personale

Divino 2019 Produzione Personale

L’eterno E La Materia 2020 Produzione Personale

 

MEMBRO COMMISSIONI UFFICIALI E DIREZIONI ARTISTICHE

1999 Curatela E Ideatore Mostra “Tocco Tra Arte E Realtà” Mostra Di Arti Visive, E Curatore.

2003 \ 2005 Membro Della Commissione Premio Internazionale Ruggero II Il Normanno.

2005 Membro Della Commissione Del Premio Internazionale Giovanni Paolo II

2004 Membro Del Comitato D’onore E Riconoscimento Ufficiale Dell’arma Aeronautica

2009 Membro Della Commissione Manifestazione A Cortile Aperto

 

CATALOGHI PUBBLICAZIONI SU CATALOGHI D’ARTE

2003 Percorsi D’arte, L’opera Scultorea Di Domenico Sepe Edito

2004 Il Monumento Equestre Dedicato A San Giorgio Martire, Di Maddalena Romano

2006 Percorsi D’arte , La Scultura Di Domenico Sepe Edito

2010 Percorsi D’arte , La Scultura Di Domenico Sepe Edizione

2021 La Materia E L’eterno, Domenico Sepe Di Daniela Marra, Edizioni Cervino

2022 Giacomo Mancini La scultura di Domenico Sepe, Rubettino editori

2024 ETERE Di Lorena CangianoEdizioni Cervino

2024 Domenico Sepe Al Servizio Segreto Di Bond, James Bond  Edizioni Cervino

2000 \ 2003 Arte Moderna Dal Secondo Dopoguerra Ad Oggi Editoriale G. Mondadori.

2005 Avanguardie Artistiche Racconti..D’arte Editore Centro Diffusione Arte

2006 Grandi Maestri Editore Centro Diffusione Arte

 

PUBBLICAZIONI SU RIVISTE D’ARTE

2003 Boè Mensile D’arte, Novembre Editore Centro Diffusione Arte

2004 Boè Mensile D’arte, Luglio \ Agosto Editore Centro Diffusione Arte

2005 \ 2006 V.O.G.U.T 5 Numero Editore Dominarte Felice Cervino

Editore Dominarte Felice Cervino


PUBBLICAZIONI SU RIVISTE

2001 LA VOCE DI PADRE PIO Aprile Edizioni Voce Di Padre Pio

2004 REDENZIONE Edizioni Anselmi S.R.L.

2005 ALBATROS Novembre Società Editrice Albatros Edizioni Coop.

2008 CORREGGIO PRODUCE Edito Da Studi LOBO

2020 12 MAGAZINE Giugno

2022 Espresso Napoletano

2022 CREDERE

2024 In Giro Per Atelier, Federico II, Guida Editori

2024 Rivista Internazionale Capri